|
spronarci,
ci
paralizza?
Vengono
consigliate
tante
tecniche
per
vincere
la
paura;
la più
efficace
mi
sembra
la
seguente,
che è
una mia
rielaborazione
di
quella
ideata
dall’americano
Dale
Carnegie,
autore
del
best-seller
“Come
smettere
di
preoccuparsi
e
iniziare
a
vivere”
(Cedar
Books,
1944 ed
edizioni
successive),
che ha
venduto
oltre 9
milioni
di
copie.
1)
Analizza
la tua
paura.
Per
avere
presa su
di te,
la paura
deve
rimanere
un
fantasma,
un
mostro
irrazionale:
qualcosa
di
inafferrabile,
impalpabile.
Cerchiamo
dunque
di non
comportarci
come il
bambino
che
cammina
per il
bosco
immaginando
che
dietro
ad ogni
albero
ci sia
un orco,
e che
tra le
foglie
striscino
i
serpenti.
Razionalizza
questo
mostro:
descrivilo,
cioè, il
più
precisamente
possibile.
Prendi
carta e
penna e
scrivi
con
esattezza:
Quando
hai
paura?
Sempre,
o in
certi
momenti?
E poi:
come hai
paura?
Sudi, o
hai il
batticuore,
o ti
senti
svenire?
Quando
l’hai
fatto,
passa al
punto…
2)
Analizza
le
ragioni
della
tua
paura.
Perché
hai
paura?
Perché
temi di
perdere
il
lavoro,
o di
ammalarti,
o hai
subito
traumi
nell’infanzia?
Scrivilo
sullo
stesso
pezzo di
carta.
Spesso
mettere
giù le
proprie
ansie,
nero su
bianco,
basta
per
ridimensionarle.
Perché
molte
nostre
paure
sono
come
certe
ombre di
bestie
raccapriccianti
che di
notte
vediamo
sul
muro, e
poi
scopriamo
essere
le
sagome,
ingrandite
a
dismisura,
di
insetti
che si
erano
posati
sulla
lampadina.
E se,
nonostante
tutto,
hai
ancora
paura?
Allora…
3)
Preparati
al
peggio.
Qual è
il
peggiore
scenario
cui puoi
andare
incontro?
Rischi
di
morire?
Di
andare
in
galera?
Di
restare
senza
una
lira?
Preparati
mentalmente
a quanto
di
peggio
ti possa
accadere,
e
accettalo.
Immagino
l’obiezione:
come
faccio
ad
accettare
di
crepare
per un
male
incurabile?
Tranquillo:
non si
tratta
di
accettarlo
e basta,
aspettando
passivamente
la
catastrofe.
Si
tratta
invece
di
pensare
che se
il
Padreterno
ha
stabilito
che tu
debba
terminare
i tuoi
giorni
in un
letto
d’ospedale
c’è poco
da fare.
Se il
tuo
destino
è
quello,
ribellarsi
serve
solo ad
aggiungere
stress a
dolore.
Serve
invece
esaminare
il
punto…
4)
Valuta
la
situazione
realisticamente
e
migliora
lo
scenario
Se prima
sei
precipitato
nel
baratro
più
profondo,
ora
cominci
a
risalire.
Perché
analizzando
le cose
realisticamente
ti rendi
conto
che la
situazione
non è
poi così
drammatica.
Il
diavolo,
insomma,
non è
quasi
mai
brutto
come lo
si
dipinge.
Prendiamo
una
paura
molto
frequente:
quella
di
prendere
l’aereo.
Le
statistiche
dimostrano
che si
verificano
molti
più
incidenti
in
macchina,
o in
treno,
che in
aereo;
eppure
nessuno
ha paura
di
montare
in auto,
o sul
treno,
mentre
parecchi
hanno la
tremarella
quando
salgono
sul
velivolo.
Ebbene,
una
valutazione
realistica
della
situazione
consente
di
ridurre
la
paura.
Dalle
statistiche
risulta
che le
nostre
ansie
riguardano,
nel 40%
dei
casi,
cose che
hanno
bassissime
probabilità
di
accadere;
nel 30%
sono per
cose già
successe,
morte e
sepolte,
di cui
non
possiamo
modificare
una
virgola;
e nel
20% dei
casi
sono
relative
a
critiche
o
maldicenze
di
persone
che
hanno
come
unico
scopo il
farci
del
male. Se
noi ce
la
prendiamo,
loro ci
riescono
benissimo.
Insomma,
solo il
20%
delle
nostre
preoccupazioni
– una su
dieci –
sono
davvero
fondate.
Quindi
buttane
a mare
nove, e
per
affrontare
la
decima
passa al
punto
seguente:
5)
Individua
le
soluzioni.
Esistono
sempre,
anche
nei casi
più
disperati!
La
individuò,
nel
campo di
sterminio
nazista
di
Cracovia,
l’ebreo
polacco
Lech
Stanislavsky.
In un
momento
di
distrazione
dei suoi
aguzzini
si
spogliò
completamente
e si
gettò
sotto
una
montagna
di
cadaveri
in
decomposizione,
fingendosi
morto.
Restò
immobile
per ore,
sforzandosi
di non
vomitare.
Finalmente
venne,
con
tutti
gli
altri
corpi,
caricato
su un
camion e
scaricato
in
campagna,
in una
fossa
aperta.
Quando
fu
sicuro
che non
ci fosse
nessuno
in giro
si alzò
e corse
a
perdifiato,
nudo,
per 40
chilometri
verso la
libertà.
Se ce
l’ha
fatta
Lech
Stanislavsky,
puoi
farcela
anche
tu. La
soluzione
c’è; si
tratta
soltanto
di
trovarla,
magari
ragionando
in modo
diverso,
e poi di
agire.
6)
Agisci!
Individuare
la
soluzione
è
un’operazione
intellettuale,
che
avviene
nel
cervello.
Agire,
invece,
implica
qualcosa
di
fisico,
di
tangibile;
come
buttarsi
tra i
cadaveri,
come ha
fatto
l’ebreo
polacco.
È
fondamentale
che tu
agisca
subito,
non
appena
hai
scelto
cosa
fare,
quando
la tua
motivazione
è al
massimo
e la
paura di
sbagliare
al
minimo.
|