|
contorto, involuto. Perché la persona di cultura non si esprime come i comuni mortali, e se questi non capiscono, peggio per loro: che si istruiscano.
Risultato: le scrivanie sono soffocate da montagne di comunicati, relazioni, circolari che non verranno mai prese in mano. Sia perché, essendo inutilmente lunghe, richiedono troppo tempo per essere lette; sia anche perché, essendo scritte in modo intricato (lo stile-giungla, lo chiamava l’esperto di comunicazione organizzativa Chester Barnard), richiederebbero troppa fatica per capirci qualcosa.
LA SCRITTURA SEMPLICE E CHIARA E' FRUTTO DI DUE ACCORGIMENTI: parole brevi e frasi brevi.
Brevità uguale leggibilità: una parola corta, con poche sillabe, è più leggibile di una lunga; e una frase corta, con poche parole, è più leggibile di una lunga. Esiste una formula matematica per calcolare la leggibilità di un testo: la formula di Rudolph Flesch, così detta dal nome dell’americano che la espose nel 1946 nel suo libro The Art of Readable Writing, l’arte di scrivere in modo leggibile.
Eccola: Leggibilità = 206 - (P + 0,6 S) dove P = numero medio di parole per frase e S = numero medio di sillabe in 100 parole.
Quando più il numero finale è elevato, tanto più il testo risulta facile. Al contrario, un risultato basso equivale a un testo complicato. Quindi, estremizzando, 100 = testo facilissimo e 0 = testo incomprensibile.
Naturalmente nessuno, neanche chi si impegna a fondo, riesce a raggiungere quota 100 o 0. Un brano viene considerato leggibile sopra 50, e oscuro sotto quel livello. Sopra 80 è uno scritto per bambini, sotto 20 risulta indecifrabile.
IL TEMPIO GRECO
Lo stile chiaro, leggibile può essere paragonato a un tempio greco. Semplice, lineare, ma nel contempo elegante nella sobrietà delle forme. Con frasi brevi, poche subordinate e coordinate, e uno sviluppo orizzontale.
Lo stile da evitare è quello “gotico”: come il duomo di Milano, è aggrovigliato in una selva di guglie e pinnacoli, cioè di frasi lunghe, contorte e complesse. Un esempio di frase “a tempio greco”: “La mamma fa la spesa con i bambini”. Esempio di frase “gotica”: “La mamma, che è bionda e ha 33 anni (frase subordinata), fa la spesa con i bambini suoi e della sua amica Stefania, che stamattina è andata a insegnare nella scuola di Gorgonzola” (altra frase subordinata).
Come si “grecizza” questa frase? Semplicemente spezzandola in frasi più brevi. Così: “La mamma fa la spesa con i bambini. La mamma è bionda e ha 33 anni. I bambini sono suoi e della sua amica Stefania. Stefania è andata a insegnare nella scuola di Gorgonzola”. Troppo ripetitivo? Si può rendere il discorso più elegante accorpando le frasi a due a due: “La mamma, una trentatreenne bionda, fa la spesa con i bambini. Sono figlio suoi e dell’amica Stefania, che stamattina insegna a Gorgonzola”. Adesso abbiamo evitato tanto le frasi lunghe quanto le ripetizioni.
SUBITO AL SODO
Le frasi brevi e scarne aiutano a venire subito al dunque: cosa essenziale sul lavoro, dove manca il tempo per leggere tutto quanto. La notizia va data all’inizio del comunicato, della lettera o della relazione: inutile tirarla per le lunghe. Per questo è opportuno scrivere l’oggetto della comunicazione al suo inizio, a mo’ di titolo, con carattere ben visibile; ed è altrettanto utile sottolineare, o far risaltare con il grassetto, i punti salienti del testo.
Impariamo anche a titolare i vari argomenti, e, se necessario, a inserire dei sottotitoli. Tutto quanto rompe l’uniformità di un testo per fornire spiegazioni a riguardo ne favorisce infatti la comprensione.
È altresì utile abituarsi a cancellare dal proprio testo, con una matita rossa, tutte le parole inutili, che lo appesantiscono. È un’attività che raccomando ai burocrati; il loro scopo, scherzava Oscar Wilde, è “rendere difficile il facile attraverso l’inutile”.
|