Ricapitolando:
• le domande chiuse sono quelle a cui si risponde con poche parole. Iniziano spesso con Chi? (Chi sei?), Sei (Sei italiano?), Fai (Fai ginnastica?), Quando (Quando vai in ferie?), Quale (Qual è la tua squadra di calcio preferita?);
• le domande aperte sono quelle a cui si risponde con molte parole. Iniziano spesso con Perché (Perché ti piacciono gli U2?), Come (Come fai i tortellini?), Dimmi, spiegami, raccontami… (Raccontami cos’è successo l’altra sera).
Ci sono casi in cui le domande chiuse sono preziose. Se voglio ottenere un’informazione sintetica e precisa, non chiedo «Quali sono i partiti verso i quali nutri una certa simpatia e perché», ma chiedo «Per chi hai votato?» Non chiedo «Verso quale orario ci potremmo incontrare», ma chiedo “Ti va bene se ci incontriamo alle sette?” Una raffica di domande chiuse, però, sfocia in una conversazione noiosa, inframmezzata da silenzi imbarazzati. Come in un interrogatorio di polizia.
Altro consiglio: quando poni una domanda, ponila al positivo. Non chiedere «Dottor Bianchi, non vuole venire a pranzo con me?»: così formulata, Bianchi penserà a tutti i motivi per cui non vuole andare con te. Se invece gli dici «Dottor Bianchi, vuole venire a pranzo con me?» le possibilità che accetti saliranno. Secondo gli esperti, anche del 20-25%.