Eccola:
1. Visione – Per raggiungere il successo devi innanzitutto avere una visione chiara, precisa di ciò che vuoi. Non puoi accontentarti di pensare “Voglio conquistare una posizione importante”; devi invece capire che tipo di posizione desideri, ad esempio quella di amministratore delegato. Più la visione è definita, più sarà facile conseguirla; come diceva Oscar Wilde, “non si ha successo con le idee confuse”.
2. Importante – Oltre che chiaro, dai contorni netti, l’obiettivo dev’essere importante, importantissimo da raggiungere. Il suo conseguimento deve starti a cuore; dev’essere qualcosa per cui sei disposto a saltare i pasti, e se è necessario anche le notti di sonno. Insomma, ti deve motivare a mille. Aveva ragione André Gide: “L’entusiasmo è il carburante che ci fa andare avanti”.
3. Tattica – Non basta sapere cosa vogliamo ed essere motivati a raggiungerlo; dobbiamo conoscere la strada che porta all’obiettivo. Dobbiamo, cioè, elaborare una tattica precisa.
4. Adattabile – La tattica si deve adattare alla situazione. È sbagliato pensare che ci sia una sola strada da seguire per diventare amministratore delegato: se quella strada presenta intoppi, cosa fai, rinunci? Devi invece saperti adattare ed essere flessibile.
Per capire meglio cosa significa avere una visione importante, e conseguirla attraverso una tattica adattabile, ecco la storia di un immigrato italo-americano:
1. Visione – Questo immigrato aveva una visione chiara: voleva diventare il protagonista del film di cui aveva scritto la sceneggiatura.
2. Importante – Farcela voleva dire tutto per lui; era la sua ragione di vita.
3. Tattica – La sua tattica era: spedire la sceneggiatura ai produttori di Hollywood, ottenere un appuntamento dopo che l’avevano letta, spiegare il progetto nei dettagli e ottenere finalmente il loro consenso.
4. Adattabile – Decine di produttori gli sbatterono la porta in faccia. Molti gli fecero capire che la storia non interessava, e tutti gli dissero che non avrebbero mai accettato lui come protagonista. Ma l’immigrato non si arrese: ritoccò qualche punto della sceneggiatura, adattandola alle esigenze dei produttori, e andò avanti a bussare. Finché non trovò chi lo rese una star. Perché l’immigrato era Sylvester Stallone, e il film Rocky.