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Quando si incontra uno sconosciuto la prima, anzi, la primissima impressione è quella che conta di più: si imprime nella mente nei primi 5 minuti, e ancora di più nei primi 7 secondi.
Certo, non sempre la prima impressione è quella giusta. Però si radica con una forza straordinaria nel nostro cervello, soprattutto se è negativa; e ci vuole molto tempo, e molta fatica, per migliorarla. E in situazioni molto delicate - come nei colloqui di lavoro - non abbiamo nemmeno il tempo per farlo. Abbiamo pochi minuti a disposizione, e in quel breve arco di tempo ci giochiamo il tutto per tutto.
Il colloquio di lavoro medio dura trenta minuti, ma sono i primi trenta secondi ad impostare il tono dell’intera conversazione. Se il candidato si presenta teso, il selezionatore lo etichetterà subito come ansiogeno, e impiegherà buona parte del tempo a cercare le conferme di questa sua impressione; mentre se il candidato arriva sorridente, rilassato, cordiale, sicuro di sé, farà subito un’ottima impressione. Il selezionatore si convincerà che è un elemento di valore, ed eventuali sue cadute di tono durante il colloquio verranno perdonate.
Scatterà, insomma, l’effetto Pigmalione, per cui trasformiamo l’altro nell’immagine che ci siamo fatti di lui. |