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...c'è una grande differenza fra quelli che dicono e quelli che fanno:

 
     quelli che dicono hanno tantissimi sogni, quelli che fanno li realizzano!  
     
  audio/videocorsi  e personal coaching per raggiungere il benessere personale, la realizzazione professionale e la libertà finanziaria  
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Proiettarsi nella giusta dimensione mentale per realizzare le proprie aspirazioni, lasciando da parte la paura di sbagliare.
 
 
     

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  viverealmeglio.net                              CRESCITA PERSONALE
       
  ▪ Come trasformare i
  problemi in occasioni
  di crescita
 
     
  Come vincere l'ansia  
     
  Come trovare lavoro  
       
  Come gestire
  il tuo tempo
 
     
  Così impari
  a scrivere chiaro
 
     
  Migliora il tuo look  
     
  Dormi meglio    
     
  Elimina la paura  
     
  Liberati dai timori  
     
  Usa bene la testa  
       
  Impara a scegliere  
     
  Cattura l'attenzione  
     
  Diventa più dinamico  
     
  Centra bene
  l'obiettivo
 
     
  Comunica con il corpo  
     
  Problemi?
  No problem!
 
     
  Così vinci
  le discussioni
 
     
  Scrivere
  senza problemi
 
     
  Più energia
  con il respiro
 
     
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  Conquista
  con lo sguardo
 
     
  Come iniziare
  una conversazione
 
     
  Come parlare
  al telefono
 
       
  Fai la domanda giusta  
     
  La postura  
     
  La formula
  del successo
 
     
  Il segreto per fare
  buona impressione
 
     
  Il nostro carattere
  nella stretta di mano
 
     
  Farsi rispondere di sì    
     
  Occhio al piede  
     
  Scopri le bugie
 
     
  Importante o urgente  
       
  Rifiutare gentilmente  
     
  Collaborare da seduti  
     
  Portare gli altri
  dalla tua parte
 
     
  Usa le parole giuste
 
     
  Metalinguaggio
 
     
  Occhio all'effetto
  Pigmalione
 
       

 
  I best-sellers di Robert T. Kiyosaki:
Padre ricco, padre povero
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Quello che i ricchi insegnano ai figli sul denaro.

I quadranti del Cash-flow
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Guida per la libertà finanziaria.

Guida agli Investimenti:
 Novità Questo libro rivela: le principali regole di investimento del "padre ricco"; come ridurre il rischio d'investimento; i 10 controlli dell'investitore del "padre ricco";
come convertire il reddito da lavoro in reddito da investimento e reddito da portafoglio; come diventare un investitore massimo;
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  SMETTILA DI INCASINARTI

Il libro di Roberto Re


Questo libro ti accompagna nel capire quali sono i processi mentali più utilizzati dalle persone per complicarsi la vita, ingigantendo gli aspetti negativi delle situazioni e sviluppando convinzioni limitanti ed emozioni negative.
 
 
     
 

 
     
 

Napoleon Hill

 
 
  I best-sellers di Napoleon Hill:
Con la sua filosofia AMP (Atteggiamento Mentale Positivo), Napoleon Hill ha aiutato milioni di persone a realizzarsi nella vita. E' possibile applicare i suoi principi in ogni occasione della vita quotidiana, nel lavoro come nelle relazioni interpersonali. E'  riconosciuto come il capostipite degli autori motivazionali.
 
 
     
 

 
     
 

 
     
   
     
 
   
 

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Questo libro intende farti scoprire quali sono le convinzioni negative sul denaro e come fare per cambiarle, per avere una corretta psicologia finanziaria e poi imparare le tecniche di investimento che sono alla portata di tutti.

 
     
   
     
 
 

 
     
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  Hai le idee confuse e non sei veloce a decidere?
Non sei sempre convinto delle tue decisioni?
Scopri come prendere decisioni veloci e vincenti in base ai tuoi valori!


I Leader decidono velocemente e sanno dove stanno andando.
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  Sei stressato da morire?
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Scopri come sfruttare le tue convinzioni per motivarti e motivare!


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  Non sei soddisfatto delle tue relazioni?
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Impara strategie avanzate per sedurre gli altri e affascinare con il tuo carisma!
 
 
 
 

COME TRASFORMARE
I PROBLEMI IN OCCASIONI DI CRESCITA

 
 
 

Problemi, problemi, problemi! Ne siamo assediati, ci piombano in testa ogni giorno. Ne faresti volentieri a meno. Ma visto che non è possibile, impara ad affrontarli nel modo migliore: trasformandoli in occasioni di crescita personale.

La stessa etimologia greca della parola, proballein, che significa “gettare oltre”, lascia intuire il reale significato dei problemi: qualcosa che ci fa andare oltre i nostri limiti, che ci aiuta a gettare il cuore oltre l’ostacolo, ad allargare la nostra zona di agio.

Allarga la tua zona di agio – Ciascuno di noi si sente a suo agio a fare certe cose, mentre altre lo mettono a disagio. Forse ti senti a tuo agio a cantare, o a ballare, mentre parlare in pubblico ti crea grossi problemi. Per altri è il contrario. Ebbene, cantare e ballare sono dentro la tua zona di agio: uno spazio immaginario all’interno del quale ti senti sicuro, a tuo agio. Superando il problema, cioè imparando a parlare di fronte alla gente, avrai ampliato la tua zona di agio. Per questo i problemi ci fanno migliorare: perché espandono le nostre capacità. Perché sono sfide che dobbiamo vincere.

Affronta le sfide – Ecco cosa sono i problemi: sfide. L’uomo medio ama le sfide. I problemi, no; sono una brutta gatta da pelare. Ma la sfida è qualcosa di eccitante, di stimolante. Ecco perché ti consiglio di chiamare sfide i tuoi problemi.
Stai pensando: ma cosa cambia, è solo una questione di parole! Eh no, ti devo correggere. Le parole sono pietre. Sono il modo con cui etichettiamo la realtà; e attaccarle un’etichetta piuttosto che un’altra può cambiare tutto. Lo sanno bene i maghi del marketing: chiamare una bambola Barbie o Genoveffa non è la stessa cosa.

Trova le domande potenzianti – Quando hai un problema – pardon, una sfida – non passare tutto il tempo a rimuginarci su, a imprecare contro il destino, a metterti in croce. Cerca invece la soluzione. Dovresti usare:
- il 20% del tempo per analizzare il problema;
- l’80% per trovare la soluzione.
Di solito facciamo il contrario. Anzi, di peggio. Passiamo l’80% del tempo non a esaminare il problema, ma a piangerci su. E ci poniamo domande come “Perché è capitato proprio a me?”, “Perché sono così sfortunato?”. Oppure ci colpevolizziamo: “Come ho fatto ad essere così cretino?” A domande demotivanti corrispondono risposte altrettanto distruttive: “Perché sei un idiota”, “Perché sei sfortunato”, “Perché tutti ti sono nemici”. Risposte che ti fanno cadere le braccia, per non dire altro; che fanno apparire il problema una montagna altissima, insormontabile.
Prova, invece, a formulare altre domande:
- Cosa c’è di buono in questa sfida?
- Cosa posso imparare?
- Come posso vincerla?
Ponendoti le domande giuste troverai le risposte giuste. Lo dice anche la Bibbia: chiedete, e vi sarà dato. Chiedi le domande giuste, e ti sarà data la risposta giusta. Chiedi domande del cavolo, e avrai risposte del cavolo.

Fai a pezzi i problemi! – Non sempre basta porsi le domande giuste per risolvere i problemi: spesso serve anche farli a pezzi. Perché i problemi sono come una pietra dura: le domande la ammorbidiscono, ma poi ci vuole uno scalpello che la spacchi in tante parti.
Il tuo scalpello è la tua capacità di spezzare i problemi grossi, quelli che sembrano troppo grandi per essere affrontati, in problemini di dimensioni più maneggevoli. I problemi grossi sono infatti quasi sempre la somma di problemi più piccoli.
La tua sfida è aprire una società che ti faccia guadagnare tanti soldi? Partendo da zero, sembra un’impresa titanica. Ma il problema si può suddividere in tante parti. Devi infatti:
1) Eseguire uno studio del mercato, per capire in che nicchia inserirti
2) Stabilire la mission dell’impresa.
3) Identificare un piano d’azione.
4) Trovare soci, o collaboratori, che credano nel progetto.
5) Reperire finanziamenti.
A sua volta, ciascuno di questi cinque punti può essere suddiviso in altri. E’ come scalare una montagna: se punti subito alla vetta rischi di fallire, se invece articoli il tuo percorso in tappe ce la puoi fare.

Pentalogo
Come trasformare i problemi in occasioni di crescita:
1) Considera ogni problema qualcosa che ti aiuta a migliorare
2) Sii desideroso di allargare la tua zona di agio
3) Impara a chiamare i problemi con il loro nome: sfide
4) Poniti domande potenzianti
5) Spezza i problemi: suddividi quelli grossi in tanti piccoli. 

 
     
 

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COME VINCERE L'ANSIA
- vincere la paura in sei passi -

 
 
 

Magari ci vergogniamo ad ammetterlo, ma tutti quanti, prima o poi, abbiamo paura: paura di affrontare le sfide della vita. Può essere una banale timidezza di fronte a una ragazza, oppure una fifa blu prima di un’interrogazione; “basta che paura non diventi ansia, altrimenti sono guai” dice il Prof. Paolo Legrenzi, ordinario di Psicologia all’università Statale di Milano, che tratta il tema nel libro “La felicità” (Il Mulino, 1999). “Un po’ di paura – spiega - può fare bene, l’ansia invece fa sempre male”. La paura può essere utile “perché è un’emozione con basi razionali; infatti si fonda su un’anticipazione delle difficoltà future, e può aiutarci ad affrontarle meglio. Se abbiamo paura ci rimbocchiamo le maniche, se non l’abbiamo rischiamo di sottovalutare il pericolo e di farci cogliere impreparati”. L’ansia, al contrario, è “uno stato d’animo di paura diffusa, non centrata su un timore specifico” e “attiva un corto circuito psicologico che ci fa precipitare nel panico. Insomma, andiamo in tilt”.

Come sconfiggere la paura eccessiva che diventa ansia e che, lungi dallo spronarci, ci paralizza? Vengono consigliate tante tecniche per vincere la paura; la più efficace mi sembra la seguente, che è una mia rielaborazione di quella ideata dall’americano Dale Carnegie, autore del best-seller “Come smettere di preoccuparsi e iniziare a vivere” (Cedar Books, 1944 ed edizioni successive), che ha venduto oltre 9 milioni di copie.

1) Analizza la tua paura.
Per avere presa su di te, la paura deve rimanere un fantasma, un mostro irrazionale: qualcosa di inafferrabile, impalpabile. Cerchiamo dunque di non comportarci come il bambino che cammina per il bosco immaginando che dietro ad ogni albero ci sia un orco, e che tra le foglie striscino i serpenti.

Razionalizza questo mostro: descrivilo, cioè, il più precisamente possibile. Prendi carta e penna e scrivi con esattezza: Quando hai paura? Sempre, o in certi momenti? E poi: come hai paura? Sudi, o hai il batticuore, o ti senti svenire?

Quando l’hai fatto, passa al punto

2) Analizza le ragioni della tua paura.
Perché hai paura? Perché temi di perdere il lavoro, o di ammalarti, o hai subito traumi nell’infanzia? Scrivilo sullo stesso pezzo di carta. Spesso mettere giù le proprie ansie, nero su bianco, basta per ridimensionarle. Perché molte nostre paure sono come certe ombre di bestie raccapriccianti che di notte vediamo sul muro, e poi scopriamo essere le sagome, ingrandite a dismisura, di insetti che si erano posati sulla lampadina. E se, nonostante tutto, hai ancora paura? Allora…

3) Preparati al peggio.
Qual è il peggiore scenario cui puoi andare incontro? Rischi di morire? Di andare in galera? Di restare senza una lira? Preparati mentalmente a quanto di peggio ti possa accadere, e accettalo.

Immagino l’obiezione: come faccio ad accettare di crepare per un male incurabile?
Tranquillo: non si tratta di accettarlo e basta, aspettando passivamente la catastrofe. Si tratta invece di pensare che se il Padreterno ha stabilito che tu debba terminare i tuoi giorni in un letto d’ospedale c’è poco da fare. Se il tuo destino è quello, ribellarsi serve solo ad aggiungere stress a dolore. Serve invece esaminare il punto…

4) Valuta la situazione realisticamente e migliora lo scenario Se prima sei precipitato nel baratro più profondo, ora cominci a risalire. Perché analizzando le

 
L'intervista
Fabio Fazio:
“Un po’ di timidezza
fa bene”

Fabio Fazio, il noto conduttore televisivo, è la dimostrazione che dalla timidezza si può guarire. Eravamo compagni di scuola alle Medie; me lo ricordo un ragazzino riservato, pronto ad aiutare i compagni nei compiti in classe ma leggermente impacciato nelle interrogazioni davanti alla classe. Chi l’avrebbe detto che un giorno avrebbe parlato, perfettamente a suo agio, davanti alle telecamere?
In realtà un pizzico di paura ce l’ho ancora – confessa. – L’idea di essere osservati da molti spettatori mette un po’ di ansia. È normale: un conto è rivolgersi a una persona sola, un altro a dieci milioni. Allora immagino che gli spettatori non siano una massa unica, ma tanti singoli, e la paura mi passa. Da ragazzo, poi, quando ero alle prime armi come presentatore, mi convincevo che nessuno mi stesse guardando; mi ripetevo che ero solo in sala di registrazione con la telecamera, e che tutto quello che avrei fatto sarebbe rimasto tra quelle quattro mura”.

È una buona tecnica per eliminare la timidezza.
“Sì, ma sarebbe sbagliato volerla eliminare del tutto; perchè la timidezza non è sempre un male. Aiuta a riflettere; perché il timido non vuole apparire, ma essere. E in quest’epoca di ostentazione, a volte volgare, la timidezza può essere pudore, buona educazione”.

 
 

cose realisticamente ti rendi conto che la situazione non è poi così drammatica. Il diavolo, insomma, non è quasi mai brutto come lo si dipinge.

Prendiamo una paura molto frequente: quella di prendere l’aereo. Le statistiche dimostrano che si verificano molti più incidenti in macchina, o in treno, che in aereo; eppure nessuno ha paura di montare in auto, o sul treno, mentre parecchi hanno la tremarella quando salgono sul velivolo. Ebbene, una valutazione realistica della situazione consente di ridurre la paura.

Dalle statistiche risulta che le nostre ansie riguardano, nel 40% dei casi, cose che hanno bassissime probabilità di accadere; nel 30% sono per cose già successe, morte e sepolte, di cui non possiamo modificare una virgola; e nel 20% dei casi sono relative a critiche o maldicenze di persone che hanno come unico scopo il farci del male. Se noi ce la prendiamo, loro ci riescono benissimo.

Insomma, solo il 20% delle nostre preoccupazioni – una su dieci – sono davvero fondate. Quindi buttane a mare nove, e per affrontare la decima passa al punto seguente:

5) Individua le soluzioni. Esistono sempre, anche nei casi più disperati!

La individuò, nel campo di sterminio nazista di Cracovia, l’ebreo polacco Lech Stanislavsky. In un momento di distrazione dei suoi aguzzini si spogliò completamente e si gettò sotto una montagna di cadaveri in decomposizione, fingendosi morto. Restò immobile per ore, sforzandosi di non vomitare. Finalmente venne, con tutti gli altri corpi, caricato su un camion e scaricato in campagna, in una fossa aperta. Quando fu sicuro che non ci fosse nessuno in giro si alzò e corse a perdifiato, nudo, per 40 chilometri verso la libertà.
Se ce l’ha fatta Lech Stanislavsky, puoi farcela anche tu. La soluzione c’è; si tratta soltanto di trovarla, magari ragionando in modo diverso, e poi di agire.

6) Agisci!
Individuare la soluzione è un’operazione intellettuale, che avviene nel cervello. Agire, invece, implica qualcosa di fisico, di tangibile; come buttarsi tra i cadaveri, come ha fatto l’ebreo polacco.

È fondamentale che tu agisca subito, non appena hai scelto cosa fare, quando la tua motivazione è al massimo e la paura di sbagliare al minimo.

 
         
 

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COME TROVARE LAVORO
- i dieci passi per fare centro al colloquio -

 
 
 

Sei di quelli che ai colloqui di lavoro restano regolarmente fregati perché non mostri quello che vali e tiri fuori soltanto un decimo delle tue qualità? Ti impappini, oppure non dici quello che l’altro vuole sentirsi dire, e comunque non riesci ad interessarlo, a fare buona impressione? Niente paura: con poche, semplici tecniche puoi migliorare drasticamente la tua performance e conquistare il posto agognato.

1) Arriva puntuale: né in ritardo (è segno di maleducazione), né in anticipo (è sintomo di ansia). Calcola di arrivare all’appuntamento mezz’ora prima, così il traffico, o eventuali contrattempi, non ti faranno tardare; e se arrivi in anticipo aspetta l’ora X facendo una passeggiata e respirando profondamente (veleni delle auto permettendo).

2) Porta sempre un curriculum con te; il selezionatore potrebbe averlo perso.

3) Quando incontri il selezionatore, stringigli calorosamente la mano guardandolo negli occhi e sorridendo. La prima impressione – quella che ci formiamo nei primi 10 secondi – è la più forte; quindi una stretta di mano debole, o uno sguardo sfuggente, o un viso preoccupato ti taglierebbero le gambe in partenza.

4) Guardalo negli occhi per circa il 70% del tempo (se lo facessi di più potrebbe pensare che lo vuoi sfidare, oppure corteggiare). Fissalo un po’ più nell’occhio sinistro che nell’occhio destro: il sinistro è collegato con l’emisfero cerebrale destro, che sovrintende alle emozioni, quindi anche alla simpatia. Se non gli sei simpatico non ti prenderà mai!

5) Fallo parlare il più possibile. Molti selezionatori sono stanchi di ascoltare gli altri e avrebbero voglia di parlare, magari per raccontare quanto sono bravi. Facendolo parlare ottieni tre risultati: lo conosci meglio, ti rendi simpatico e, tacendo, non ti esponi.

6) Quando l’altro parla, mostrati interessato annuendo leggermente e tenendo l’indice alla tempia, oppure accarezzandoti il mento.

7) Quando devi parlare (non puoi lasciar chiacchierare solo lui!), aspetta un momento prima di iniziare nuovi discorsi: darai l’impressione di essere riflessivo.

8) Copia – senza farti accorgere - alcune posture del selezionatore. Se tiene le gambe incrociate, fallo anche tu; se giocherella con la penna, fallo anche tu. Il mirroring (rispecchiamento) serve a entrare inconsciamente in sintonia con l’altro. Non tutto, però, va imitato: se lui balbetta, o ha dei tic strani, non copiarlo: penserebbe che lo vuoi prendere in giro!

9) Non accettare subito la prima proposta: solo i disperati, quelli che stanno morendo di fame, sono disposti a tutto. Dì che la cosa ti interessa, ma che ci vuoi pensare: così hai tempo per riflettere e puoi alzare il prezzo.

10) Se dopo il colloquio non si fanno vivi nel termine stabilito, aspetta almeno un’altra settimana prima di richiamarli. Al telefono dì che hai bisogno di una risposta in tempi brevi perché hai ricevuto un’altra proposta (quindi sei conteso, e chi è conteso è bravo) ma la loro ti interessa di più (quindi sarai un lavoratore motivato).

Buon colloquio e in bocca al lupo!

 
     
 

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COME GESTIRE IL TUO TEMPO
- sfrutta al meglio le ore della giornata! -

 
 
 

Quante volte capita, arrivati alla sera, di accorgerci che abbiamo completato solo una piccola parte di quanto ci eravamo ripromessi di fare! Domani dovremo  recuperare; ma con quali esiti, è facilmente intuibile. Perché se non sappiamo gestire il nostro tempo saranno gli altri, con le loro continue interruzioni, e gli imprevisti, che spuntano come funghi, a gestirlo per noi.

Per organizzarsi bisogna innanzitutto avere un’agenda (elettronica o cartacea non importa) e pianificare in anticipo i propri impegni. Alla sera, terminata la giornata lavorativa, apriamo l’agenda e verifichiamo quali impegni avremo domani. Non avremo molto da correggere se al week-end abbiamo già pianificato gli impegni della settimana entrante. A me piace farlo la domenica sera: agenda in mano, verifico gli appuntamenti dei prossimi sette giorni. Spesso riesco a prevedere i principali appuntamenti della settimana ancora successiva; così pianifico due settimane di seguito. C’è chi fa di meglio: Maurizio Costanzo (leggi l’intervista) si prepara con tre settimane di anticipo.

 Nell’organizzare gli impegni sarà bene aggiungere un tempo pari al 20% di quello calcolato. Perché? Perché raramente calcoliamo i ritardi, gli inconvenienti, gli intoppi che incontreremo durante il lavoro, e che ce lo faranno ritardare. Non è detto che ci siano, ma è probabile, quindi è bene attrezzarsi. È come quando vai a prendere l’aereo: hai calcolato che da casa all’aeroporto impiegherai mezz’ora, più un quarto d’ora per il check-in, più un altro quarto d’ora per l’imbarco. Morale: parti da casa un’ora prima del decollo. Ma se trovi traffico, o non trovi subito il parcheggio, o c’è la coda al check-in? Se non ti lasci un “cuscinetto” per gli imprevisti, potresti perdere il volo.

Dai un ordine alle tue priorità. Hai dieci cose da fare? Stabilisci quali vanno affrontate per prime. È come riempire un recipiente con dei sassi: cominci con i più grossi (quindi con le priorità più rilevanti), poi ci infili quelli un po’ più piccoli, infine i sassolini che si infilano negli spazi vuoti. Se invece metti per primi i sassolini, non ci sarà più spazio per i sassi grossi. È l’errore che commette chi esordisce nella sua giornata lavorativa sbrigando gli affaretti di poco conto: così, pensa, mi tolgo di mezzo queste sciocchezzuole, e poi mi potrò dedicare alle cose importanti. Sbagliato! Primo, perché le sciocchezzuole possono rubare più tempo del previsto; secondo, perché sprecare le ore migliori della giornata, quelle in cui siamo più carichi di energia, per le cose di poco conto è da dilettanti. La nostra energia, massima quando entriamo in ufficio, va calando nel corso della giornata. Quindi si conferma la validità dello slogan inglese first things first, le prime cose (prime per rilevanza) vanno svolte per prime. Così, se anche non sarai riuscito a fare tutto, almeno avrai completato le cose più importanti e anche le più urgenti.

Le due parole non sono sinonimi. In questo momento per me è importantissimo avere un figlio: è la cosa più importante della mia vita. Ma non è urgente: posso averlo tra un anno, o due, o tre, non importa. Invece è urgente rinnovare l’abbonamento al Corriere della Sera: scade domani, se non pago subito non mi recapiteranno più a casa il giornale. Ma è così grave? Non per me: posso benissimo fare a meno del quotidiano per qualche giorno. Le cose urgenti vanno fatte subito, immediatamente, ma non sempre sono importanti; mentre le cose importanti, che non sempre sono urgenti, cambiano la vita.

Distingui dunque tra:
1. cose urgenti e importanti:
    hanno la precedenza assoluta;
2. cose urgenti e poco importanti:
    vanno fatte, ma non a scapito delle…
3. cose importanti e poco urgenti:

    vengono   spesso   trascurate,   eppure  sono
    quelle che ti possono condurre al successo!
4. Cose né importanti né urgenti:
    dimenticale!

 

L'intervista
Maurizio Costanzo:
“Il mio segreto?  La puntualità”

La conduzione in video di Costanzo è solo una parte del suo lavoro; dietro le quinte si occupa della fiction Mediaset, insegna all’università, scrive sui giornali, pubblica libri… Come riesce a conciliare tutto?
“Il mio segreto è la puntualità. Spacco il minuto, e pretendo che anche i miei interlocutori lo facciano. Le mie giornate sono scandite da un’agenda che seguo rigorosissimamente: mi alzo presto, alle 6, leggo i giornali, ascolto i primi tigì e alle 8,30 sono pronto per il primo appuntamento”.

A che ora “stacca”?
Alle 8 di sera. Dopo le 8 non accetto impegni: ho bisogno di rilassarmi. Per questo preferisco le colazioni alle cene di lavoro. Se ceno fuori faccio tardi, rincaso stanco e l’indomani faccio fatica ad alzarmi”.

Con quanto anticipo programma i suoi impegni?
Almeno 3 settimane. Adesso so già quello che farò nelle prossime 3 settimane.

E se spunta un imprevisto?
Rinvio degli appuntamenti, naturalmente dopo avere chiesto scusa. Io rispetto il tempo mio e quello degli altri. E se qualcuno mi telefona, trovo sempre un momento per richiamarlo.

Una vita così intensa dev’essere stressante…
Per fortuna ho dei collaboratori maniaci della puntualità come me. La ruota grande non potrebbe girare bene se le rotelline non fossero sincronizzate…” 

 
         
 

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COSI' IMPARI A SCRIVERE CHIARO

 
 
 

Maurizio Costanzo sostiene che un bravo comunicatore dovrebbe immaginare di rivolgersi a un pubblico di dodicenni: “Così ti capiscono tutti”. Indro Montanelli insiste che “bisogna scrivere per farsi capire anche dal lattaio dell’Ohio”, che sarebbe come dire dalla casalinga di Vigevano, cioè da una persona semplice, poco colta. Gliel’hanno insegnato in America, dove una delle materie scolastiche si chiama comprehensive writing, scrittura comprensibile. Da noi, invece, resiste una vecchia tradizione snob, accademica e leguleia, che confonde lo scrivere bene con il bello scrivere, e quest’ultimo con lo scrivere complicato. E non solo: anche prolisso, contorto, involuto. Perché la persona di cultura non si esprime come i comuni mortali, e se questi non capiscono, peggio per loro: che si istruiscano. Risultato: le scrivanie sono soffocate da montagne di comunicati, relazioni, circolari che non verranno mai prese in mano. Sia perché, essendo inutilmente lunghe, richiedono troppo tempo per essere lette; sia anche perché, essendo scritte in modo intricato (lo stile-giungla, lo chiamava l’esperto di comunicazione organizzativa Chester Barnard), richiederebbero troppa fatica per capirci qualcosa.

La scrittura semplice e chiara è frutto di due accorgimenti: parole brevi e frasi brevi.
Brevità uguale leggibilità: una parola corta, con poche sillabe, è più leggibile di una lunga; e una frase corta, con poche parole, è più leggibile di una lunga. Esiste una formula matematica per calcolare la leggibilità di un testo: la formula di Rudolph Flesch, così detta dal nome dell’americano che la espose nel 1946 nel suo libro The Art of Readable Writing, l’arte di scrivere in modo leggibile. Eccola:  
Leggibilità = 206 - (P + 0,6 S)
dove
P = numero medio di parole per frase
e
S = numero medio di sillabe in 100 parole.
Quando più il numero finale è elevato, tanto più il testo risulta facile. Al contrario, un risultato basso equivale a un testo complicato. Quindi, estremizzando,
100 = testo facilissimo
e
0 = testo incomprensbile.

Naturalmente nessuno, neanche chi si impegna a fondo, riesce a raggiungere quota 100 o 0. Un brano viene considerato leggibile sopra 50, e oscuro sotto quel livello. Sopra 80 è uno scritto per bambini, sotto 20 risulta indecifrabile.

Il tempio greco
Lo stile chiaro, leggibile può essere paragonato a un tempio greco. Semplice, lineare, ma nel contempo elegante nella sobrietà delle forme. Con frasi brevi, poche subordinate e coordinate, e uno sviluppo orizzontale.
Lo stile da evitare è quello “gotico”: come il duomo di Milano, è aggrovigliato in una selva di guglie e pinnacoli, cioè di frasi lunghe, contorte e complesse.

Un esempio di frase “a tempio greco”: “La mamma fa la spesa con i bambini”.

Esempio di frase “gotica”: “La mamma, che è bionda e ha 33 anni (frase subordinata), fa la spesa con i bambini suoi e della sua amica Stefania, che stamattina è andata a insegnare nella scuola di Gorgonzola” (altra frase subordinata).

Come si “grecizza” questa frase? Semplicemente spezzandola in frasi più brevi. Così: “La mamma fa la spesa con i bambini. La mamma è bionda e ha 33 anni. I bambini sono suoi e della sua amica Stefania. Stefania è andata a insegnare nella scuola di Gorgonzola”. Troppo ripetitivo? Si può rendere il discorso più elegante accorpando le frasi a due a due: “La mamma, una trentatreenne bionda, fa la spesa con i bambini. Sono figlio suoi e dell’amica Stefania, che stamattina insegna a Gorgonzola”. Adesso abbiamo evitato tanto le frasi lunghe quanto le ripetizioni.  

Subito al sodo
Le frasi brevi e scarne aiutano a venire subito al dunque: cosa essenziale sul lavoro, dove manca il tempo per leggere tutto quanto. La notizia va data all’inizio del comunicato, della lettera o della relazione: inutile tirarla per le lunghe. Per questo è opportuno scrivere l’oggetto della comunicazione al suo inizio, a mo’ di titolo, con carattere ben visibile; ed è altrettanto utile sottolineare, o far risaltare con il grassetto, i punti salienti del testo.

Impariamo anche a titolare i vari argomenti, e, se necessario, a inserire dei sottotitoli. Tutto quanto rompe l’uniformità di un testo per fornire spiegazioni a riguardo ne favorisce infatti la comprensione.

È altresì utile abituarsi a cancellare dal proprio testo, con una matita rossa, tutte le parole inutili, che lo appesantiscono. È un’attività che raccomando ai burocrati; il loro scopo, scherzava Oscar Wilde, è “rendere difficile il facile attraverso l’inutile”.

 
L'intervista
Enzo Biagi:
“Basta fare il contrario dei nostri burocrati”

“La gente mi legge innanzitutto perché scrivo chiaro; se fossi complicato potrei scrivere le cose più belle e sagge del mondo, ma nessuno mi filerebbe”. Parola di Enzo Biagi, maestro di giornalismo e di scrittura. “Ma non di bello scrivere – precisa. – Quello lo lascio ai letterati. A me importa farmi capire da chiunque, anche da chi non ha terminato le Elementari”. E aggiunge: “Chi scrive complicato annoia. Giulio De Benedetti, mitico direttore della Stampa, insegnò che il più grave peccato per un giornalista non è raccontare bugie ma annoiare il lettore. E il lettore lo tieni sveglio con uno stile sciolto, limpido, vivace: il contrario di quello dei burocrati”.

Perché, come scrivono i burocrati?
“E me lo chiede? In modo illeggibile, incomprensibile! Che senso ha il cartello Vietata la balneazione, quando basterebbe scrivere Vietato bagnarsi? Quando parlano con la moglie, cosa dicono: Cara, vado ad effettuare una balneazione, oppure Vado a fare il bagno? Santo Cielo, perché non scrivono come mangiano?”

Sa com’è, la burocrazia ha le sue regole…
“Che le cambino: si possono dire le cose più complicate nel modo più semplice, basta metterci buona volontà. Giosuè Carducci diceva che chi usa 15 parole quando ne basterebbero 10 è capace di qualsiasi misfatto”.

Forse è per questo che i politici ne combinano tanti…
“Il loro è un linguaggio oscuro, contorto; non vogliono farsi capire”.

Oppure eccedono dall’altra parte: offendono, insultano.
“Quella non è chiarezza: è solo maleducazione. Come si può dire tutto in modo chiaro, così si può dire tutto in modo cortese. Come fece quell’oratore francese di settant’anni fa, epoca in cui l’omosessualità era considerata vergognosa. Rivolgendosi al pubblico, tra cui spiccava lo scrittore gay Jean Cocteau, esordì così: Boujour mesdames, messieurs et vous aussi, mon cher Cocoteau”.

 
         
 

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  Scopri come migliorare la tua comunicazione, verbale e non verbale, e le tue relazioni con gli altri in modo efficace!

Impara anche tu come vivere i tuoi rapporti personali o professionali con soddisfazione e appagamento!
 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Perchè?


...perchè la prima impressione non la si può fare una seconda
  volta!

Quando una persona entra per la prima volta in una stanza il 55% dei presenti è attirato da come appare, il 38% da come si muove e solo il 7% da quello che dice. Quindi il messaggio non sono le tue parole, il messaggio sei TU!

Parole 7%

Postura 38%

 

Immagine 55%

Fa' quindi in modo che il tuo look sia sempre curato e coerente con il messaggio che vuoi veicolare: sarai più credibile e davvero convincente!

Vuoi sembrare creativo?
Il tuo look dovrà essere creativo: basterà un tocco originale, come un accessorio inusitato. Proponi nuove soluzioni o iniziative? Non indossare gli abbinamenti bianco\blu, azzurro\blu o bianco\grigio,sono troppo banali! Indossa un tocco nuovo, una cravatta originale o una nota di colore!

Vuoi essere molto professionale?
Scegli abiti dalle linee rigorose, tieni la giacca abbottonata e indossa un colore business, tra le gamme dei blu e dei grigi. Scegli invece tra i colori informali, i marroni e i verdi, solo di giorno e quando vuoi trasmettere apertura e disponibilità a lavorare in gruppo. Sbottonati allora la giacca e preferisci una tonalità molto scura di marrone o di verde se sei brizzolato (come Bill Clinton) o se i tuoi capelli sono molto scuri e i tuoi occhi o molto scuri o molto chiari (come Fiorello o Paolo Maldini). Se invece il tuo colore di capelli va dal castano-rosso al castano medio e i tuoi occhi sono nocciola (come Claudio Lippi o Gerry Scotti) opta per le tonalità cammello, i marroni di media scurezza e il verde loden.

Devi attirare l'attenzione degli altri quando c'è un calo di concentrazione?
Indossa una cravatta rossa, avrai una chance in più per farti notare e quindi finalmente ascoltare!

 

SEI COME...

 

CLAUDIA SCHIFFER

 

LEONARDO DI CAPRIO

 

 

oppure

 

Occhi : blu petrolio o acqua, sempre chiari
Pelle: chiara, avorio, rosa o beige dorato
Capelli: da biondo chiaro allo scuro, dorati o rosso chiari

 

...ALLORA SEI UN TIPO "PRIMAVERA"

 

Colori abito:
SI alle tinte pastello, i tortora, i sabbia, i verdi chiari, l'acquamarina, il panna, il rosa il pesca e l'albicocca
SI agli accostamenti tono su tono
SERA: preferisci l'oro e l'avorio e evita il nero vicino al viso

 

 

Colori abito e giacca:
SI alle tonalità del sabbia, dei tortora e cammello, i blu e i grigi non troppo scuri
Camicia: il bianco morbido, il crema ed i colori pastello
NO ai colori troppo scuri e ai contrasti forti chiaro/scuro
NO alla cravatta tinta unita blu scuro

 

 

SEI COME...

 

KATE MOSS

 

PAOLO BONOLIS

 

 

oppure

 

Occhi : sempre chiari, dal grigio blu al grigio verde
Pelle: chiara o beige rosata
Capelli
: biondo cenere, castano cenere o leggermente brizzolati

 

...ALLORA SEI UN TIPO "ESTATE"

 

Colori abito:
SI per le tonalità azzurrate e grigie, il lavanda e il glicine, i blu e grigi chiari.
SI agli accostamenti tono su tono.
SERA: ottimo il viola e prugna, evita il nero vicina al viso.

 

 

Colori abito e giacca:
SI per i grigi e i blu non troppo scuri, no al cammello e ai marroni e tabacco.
Camicia:
azzurra, grigia chiara o rosa freddo, no al panna o all'avorio.
SI agli abbinamenti tono su tono.
NO
al blu scuro o al nero e ai contrasti bianco/nero.

 

 

SEI COME...

 

JULIA ROBERTS

 

GERRY SCOTTI

 

 

oppure

 

Occhi : castano chiaro o scuro, nocciola o verde bosco
Pelle: avorio, beige dorato, con efelidi
Capelli
: da castano chiaro a scuro, rosso ramato

 

...ALLORA SEI UN TIPO "AUTUNNO"

 

Colori abito: i verdi, i marroni, il cacao, il tabacco, il rosso e l'aranciato.
NO agli azzurri, al glicine e al grigio perla.
SI
ai crema, ai panna e al kakhi
SERA
: bene il bronzo, l'oro, il rosso, Valentino. Se i tuoi capelli sono scuri bene il nero.

 

 

Colori abito e giacca: marroni cammello, grigio medio e scuro.
Camicia: bianco morbido, avorio crema, panna.
NO all'azzurro violetto,grigio perla e bianco ottico.

 

 

 

SEI COME...

 

MARIA GRAZIA CUCINOTTA

 

FIORELLO

 

 

oppure

 

Occhi : neri, marrone scuro, compatti
Pelle
: beige porcellana, olivastra, rosata
Capelli
: castano scuro, neri, grigi

 

...ALLORA SEI UN TIPO "INVERNO"

 

Colore abito: 
glicine, fucsia, viola, prugna, blu e nero.
SI al bianco ottico.
NO
ai panna, al crema, al cammello, ai marroni e al terracotta.
SERA: ottimo il nero, il prugna, l'argento, il rosso Cardinale, evita il bronzo e le tonalità dorate

 

Colore abito e giacca:
blu e grigi molto scuro.
NO ai marroni e cammello.
Camicia: il bianco ottico, 'azzurro, il grigio, il violetto chiaro.
NO al crema o al panna.
SI al bianco/nero e alla cravatta tinta unita scura.

 

 

SEI COME...

 

MEGAN GALE

 

LUCA BARBARESCHI

 

 

oppure

 

Occhi : sempre molto brillanti e colorati, azzurri, verdi, blu
Pelle
: chiara porcellana, nera, olivastra
Capelli
: da biondo cenere a castano chiaro o scuro, neri, brizzolati

 

...ALLORA SEI UN TIPO "BRILLANTE"

 

Colori abito: 
tutti i colori brillanti, il rosso vivo, il viola, il turchese, tutti i blu e i pervinca.
SI
al grigio perla, al rosa freddo, all'azzurro.
NO
al marrone, il terracotta, il beige.
SERA: il nero, il viola, il prugna e indossa sempre una nota brillante.

 

Colori abito e giacca:
SI al grigio e al blu chiaro o scuro, NO al tabacco, i marroni, il senape, il cuoio, il tortora ed il cammello.
Camicia
: l'azzurro, il violetto, il rosa freddo ed il bianco
SI
alla cravatta dai toni brillanti, evita i colori spenti e dorati.

 

SEI BRIZZOLATO COME...

         

 

 

RICHARD GERE

 

 

 

 

 

 

 

Colori abito e giacca:
SI
alla giacca grigia o blu. Evita i marroni, i beige, i biscotto e i cammello.
Camicia
:
SI
calla camicia bianca, azzurra o grigia, violetta o rosa ghiaccio.
NO
al crema, panna o avorio.
SI alle cravatte dalle tonalità fredde di tutti i blu, rossi e verdi.
NO
al giallo, al dorato bronzo e al rosso aranciato.

 
     
 

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DORMI MEGLIO

 
 
 

Se di notte non dormi abbastanza, non puoi dare il massimo di giorno. Non significa che devi andare a letto sempre presto, ma ricorda che le ore che vanno dalle 23 alle due di notte sono quelle in cui il sonno è più rigenerante. Un sonno che inizia dopo la mezzanotte, anche se ugualmente lungo, non dà gli stessi benefici.

   
         
 

Ma quanto è bene dormire? Non c'è una regola valida per tutti. Ognuno di noi, però, può scoprire facilmente di quante ore di riposo ha bisogno. Fai così: vai a letto entro le undici e osserva a che ora ti svegli la mattina dopo. Calcola quante ore hai dormito: quello è il tuo fabbisogno medio. Cerca di rispettarlo. Poltrire sotto le coperte la mattina, invece, è una cosa da evitare: se rimani a letto, rischi di impigrirti e di perdere parte dell'energia acquistata durante la notte.

Infine, se conduci una vita sana, con ritmi regolari, un buon numero di pause dal lavoro e livello di stress non troppo alti, avrai meno bisogno di dormire, perché il tuo corpo ha meno tossine da smaltire con il sonno.

 
         
 

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L’emozione che più paralizza è la paura. Per questo, la prima cosa da fare, se vuoi sfruttare al meglio le tue risorse e capacità, è spazzarla via. La paura ti danneggia due volte: la prima, perché ti impedisce di tirare fuori le tue qualità. La seconda perché, agli occhi degli altri, ti fa sembrare inadeguato, incapace. Ma la paura può anche essere un’alleata. Impara a distinguerne i due tipi.

  • La paura distruttiva è quella che paralizza.

   
 

        Può coglierti quando devi parlare in pubblico. Oppure quando ti trovi di
        fronte a un bivio importante, di fronte a un grosso cambiamento di vita.     
        Questa paura rende incapaci di agire. E quindi bisogna fare di tutto per
        combatterla.

  • La paura costruttiva è, invece, l’amica che sussurra: “Attento, c’è un pericolo!” e aiuta ad affrontare la sfida. In pratica, è la molla che rende più intuitivi, capaci di sentire quella “vocina” che parla da dentro e che spinge ad agire per il meglio. Se pensi di non saperla ascoltare, continua a leggere queste e le prossime pagine: ti insegneranno a riconoscerla.

 
         
 

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LIBERATI DAI TIMORI !

 
 
 

Vuoi liberarti dei tuoi timori? Affrontali con questo esercizio:

  • Analizza la tua paura. La paura ci vince quando non riusciamo a “catturarla”, ad identificarla, quando resta un fantasma inafferrabile. Non permetterglielo. Per cominciare, prendi carta e penna e scrivi quando hai paura. Sempre o in certi momenti? Al risveglio o

   
          di notte? E poi: come hai paura? L’ansia ti prende      
 

        allo stomaco o alla gola?

  • Scopri le ragioni. Perché hai paura? Perché temi di perdere il lavoro o perché hai subito un trauma? Scrivilo. Spesso mettere le ansie nero su bianco è sufficiente per ridimensionarle.

  • Preparati al peggio. Qual è, in assoluto, il peggiore scenario a cui puoi andare incontro? Preparati mentalmente a quanto di peggio ti può accadere ed accettalo. Non si tratta di diventare una persona passiva, ma di capire che ribellarsi a ciò che la vita può riservare serve solo ad aggiungere stress e dolore.

  • Sii positivo. Analizza la tua vita realisticamente: ti renderai conto che la situazione non è poi così drammatica.

  • Cerca la soluzione. Ora pensa ad un modo per risolvere i tuoi problemi: la soluzione c’è, anche per i casi più disperati.

  • Agisci. Non appena hai scelto cosa fare, devi agire subito. Aspettare è solo una scusa per non fare nulla. Se non agisci adesso, mentre sei fermamente convinto dell’importanza di farlo, come puoi pensare di riuscirci domani ?

 
         
 

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La mente ha il potere di renderci piacevole (oppure odiosa) ogni azione. Impara a sfruttare questa capacità per affrontare il lavoro con entusiasmo. Come? Poniti, di volta in volta, uno scopo realistico ma piacevole: una promozione, un contratto, un viaggio d’affari. Devi pensare al tuo obiettivo visualizzandolo due volte al giorno per quattro settimane.

   
 
  • Siediti e respira profondamente.

  • Per rilassarti, contrai e distendi tutti i muscoli, dai piedi alla testa.

  • Ora visualizza i colori dell’arcobaleno nell’ordine: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco, viola.

  • Immaginati su un prato, su una spiaggia o in riva a un lago.

  • Pensa nei dettagli al tuo obiettivo.

  • E cerca di coinvolgere anche i sensi: la vista, l’udito, il tatto.

Quanti più ne attivi, tanto più il tuo quadro sarà vivido e convincente. E’ dimostrato che ci vogliono da 21 a 30 giorni perché la mente assimili un’immagine. Alla fine, vivrai il lavoro come il mezzo migliore per ottenere quello a cui miri. Quindi non ti peserà più.

  • Agisci. Non appena hai scelto cosa fare, devi agire subito. Aspettare è solo una scusa per non fare nulla. Se non agisci adesso, mentre sei fermamente convinto dell’importanza di farlo, come puoi pensare di riuscirci domani ?

 
         
 

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IMPARA A SCEGLIERE !

 
 
  Spesso capita di essere incerti tra due scelte: comprare una Fiat o una Ford ? Iscriversi a Lettere o a Ingegneria?

Decidere significa puntare con decisione ad un obbiettivo ed eliminare ogni alternativa.
 
 
               
 

E’ proprio questo l’aspetto che spaventa di più: non sono poche le persone che, dopo aver preso una decisione, continuano a guardarsi indietro con rimpianto. Per prima cosa, allora, togliti dalla testa che, delle due strade davanti a te, una porti al trionfo e l’altra al disastro. Non è quasi mai così. Di solito portano a due risultati diversi. Ed è difficile prevedere quale si rivelerà il migliore. Per imparare a scegliere bene, allora, prova a fare così.

  • Informati. Devi scegliere il corso di Laurea ? Procurati tutto il materiale possibile sulle varie facoltà, in modo da chiarirti le idee.

  • Valuta le possibilità. Soppesa i pro e i contro di ogni decisione. Magari parlane con genitori, amici, docenti: consigli e suggerimenti sono sempre utili. Ma la scelta finale deve essere tua.

  • Decidi senza esitare. Ora tira le conclusioni e non tornare indietro. Se ti accorgi che la scelta è sbagliata, prendi un’altra decisione, in direzione opposta alla prima. Ma fallo solo se, dopo aver soppesato bene la situazione, sei assolutamente sicuro dell’errore.

 
         
 

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Qualche volta avrai individuato un amico per la sua abilità nel tenere banco. Ma anche tu puoi diventare un buon conversatore.

 

·        Ascolta e chiedi. Incoraggia l'altro a parlare di ciò che ama. Sta raccontando di tua figlia?Chiedigli quanti anni ha, che scuola frequenta, se fa sport. All'inizio dovrai pensarci, poi le domande ti verranno spontanee.

·         Presta attenzione. Se, mentre l'altro parla, ti dimostri interessato farai un'ottima impressione. Non si tratta di fingere, ma di aver rispetto per chi hai davanti.

   
     
 

·         Fai parlare i fatti. Lascia che siano gli altri o le cose che fai a parlare di te. Anziché dire: "Sono un atleta fenomenale", prova a dire: "Ho corso i cento metri in dieci secondi". E non insistere troppo. Chi ti ascolta ti ammirerà comunque. E apprezzerà la tua modestia.

·         Usa delle esche. Introduci l'argomento a cui tieni con delle "informazioni-esca". Anziché metterti a parlare del tuo cane senza sapere se l'altro è interessato o meno, butta li una frase come: "… e poi ho portato fuori il cane". Se l'altro esclama: "Ah, ma lei ha un cane?", potrai finalmente parlargliene. Ma non dilungarti.

·         Non competere. Se un conoscente dice: "Ho una casa a Rapallo", non replicare: "Io ho una villa a Portofino". Lo faresti sentire inferiore e ti detesterebbe.

·         Cerca i punti comuni. Qualcuno ama, come te, la montagna? Digli: "Anch'io". Con un minimo sforzo, troverai tanti punti di contatto con il tuo interlocutore. E su queste cose che comincerete a costruire un rapporto.

 
         
 

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DIVENTA PIU' DINAMICO !

 
 
 

I nemici della tua vitalità? La paura e la pigrizia. Ma se la prima può essere utile, la pigrizia non lo è mai. Per vincerla, fai leva sulla tua fisiologia, cioè sul tuo modo di muoverti, che è molto legato all'umore. Prova a raddrizzare la schiena e a sorridere: non ti senti già meglio? Ora sperimenta la respirazione del fuoco, una tecnica joga.

  • In piedi davanti ad una finestra aperta, allarga leggermente le gambe e distendi le braccia avanti, tenendo le mani aperte.

  • Di colpo, con energia, fletti i gomiti e porta le mani al petto, un po’ in fuori rispetto ai capezzoli. Accompagna il movimento inspirando profondamente dal naso.

  • Altrettanto energicamente, riporta le braccia nella posizione iniziale, come spingere un oggetto e, allo stesso tempo, espira decisamente l'aria dalla bocca, con 3 o 5 colpi.

  • Infine, butta fuori l'aria rimasta, contraendo gli addominali.

Ricomincia da capo. Con una serie di dieci respirazioni eseguite ogni mattina, affronterai la giornata con molta più energia.

 
     
 

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Se nella vita vuoi davvero realizzarti, devi compiere due passi decisivi: capire cosa vuoi fare e gestire bene il tuo tempo.

Tutti abbiamo delle mete a lunga scadenza: chi vuole diventare manager, chi genitore. Qualunque sia il tuo caso, devi programmare il cammino verso l'obiettivo finale. E ricorda che la tua meta deve essere:

 

1) attraente: se è qualcosa a cui tieni molto e che trovi eccitante ed entusiasmante, ogni mattina ti sveglierai motivato a lavorare sodo per raggiungere l'obiettivo;

   
     
 

2) realistica: per non rischiare di mollare a metà, trova una meta ambiziosa ma alla tua portata;

 

3) misurabile. Non basta dire: "Voglio passare più tempo in famiglia". Specifica quanto. Altrimenti l'obiettivo è generico e diventa più difficile realizzarlo;

 

4) cadenzata. Non basta avere una meta (per esempio la laurea), bisogna anche darsi un termine entro cui raggiungerla.

·   Stabilisci le strategie: Come si raggiunge un obiettivo? Prima di tutto scrivilo per non dimenticarlo. E definisci le strategie per realizzarlo.

·  Fissa le scadenze intermedie: Se il tuo obiettivo finale è diventare amministratore delegato entro dieci anni, devi cominciare subito puntanto al posto di dirigente d'azienda.

·   Prevedi le tappe a breve termine: Stabilisci cosa fare da qui a uno, due, cinque anni. Metti in ordine di priorità le incombenze mensili, settimanali e quotidiane. Poni sempre al primo posto le azioni che ti avvicinano di più al tuo obiettivo finale. E falle per prime.

 
         
 

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COMUNICA CON IL CORPO !

 
 
 

E' dimostrato che, in un incontro, i primi 90 secondi sono i più importanti: è in quel momento che si prova simpatia o antipatia, fiducia o sospetto nei confronti dell'altro. E quella prima impressione spesso diventa un giudizio definitivo. Allora, quando ti presenti a qualcuno, ricordati che tutto si gioca in quel saluto ed in quella stretta di mano.

  • La stretta deve essere abbastanza energica: solo così puoi trasmettere il tuo piacere nell'incontrare l'altra persona. Evita di dare la mano in modo fiacco: trasmette disinteresse o mancanza di grinta.

  • Deve durare dai 3 ai 5 secondi: se la stretta di mano è più breve, rischi di sembrare frettoloso. Ma se è più lunga, darai la sensazione di essere troppo cordiale e magari un po’ falso.

  • Mentre parli con la persona che hai appena conosciuto, fai in modo che sia più visibile il palmo delle mani e non il dorso. Quindi tienile aperte il più possibile rivolte verso l'interlocutore. Così comunicherai intenzioni amichevoli e sincerità. Esibendo il dorso della mano, invece, sembreresti un tipo chiuso ed ostile.

Le mani servono anche per stabilire un contatto "visivo" con chi si ha di fronte. Se la persona con cui stai parlando si distrae, prova a portare con disinvoltura il dito indice e quello medio alla tempia oppure vicino al sopracciglio. Poiché siamo inevitabilmente attratti da ciò che si muove, questo gesto catturerà l'attenzione del tuo interlocutore, che si ritroverà a guardarti negli occhi. E sarà certamente più attento di prima.

 
     
 

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Se ti senti oppresso dai problemi, cambia punto di vista: considerali delle sfide. In questo modo ti verrà naturale affrontarli con coraggio ed entusiasmo. Poi, per risolverli, adotta queste strategie.

Fai a pezzi i problemi. Cioè prova a "dividere" quelli grossi, che sembrano irrisolvibili, in piccole difficoltà più maneggevoli. Da affrontare una per volta.

   
     
 

Un altro buon metodo per superare un ostacolo è fare una seduta di brainstorming, cioè spremersi la mente per trovare tutte le soluzioni possibili e immaginabili.

L'importante è partorire tante idee. Perchè se ne hai una sola e non funziona, sei fritto. Non te ne vengono? Allora fai così.

·   1) Informati bene: Leggi, chiedi e confronta le soluzioni che altri hanno trovato a problemi simili al tuo. Scarta le informazioni che non ti servono ed elabora le altre.

·   2) Pensa ad altro: Ora cerca di distrarti, vai al cinema, guarda la tivù. Intanto, la tua parte inconscia continuerà a macinare soluzioni senza che tu te ne accorga.

·   3) Partorisci l'idea: D'un tratto, quando meno te l'aspetti: ecco l'idea! Scrivila subito da qualche parte: potresti dimenticarla.

·   4) Adattala a te: Ora devi solo mettere a punto la soluzione che finalmente hai trovato.

 
         
 

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COSI' VINCI LE DISCUSSIONI !

 
 
  Sai qual è l'unico modo per uscire vittorioso da una discussione? Evitarla. Perché una discussione accalorata è sempre come una guerra: c'è chi vince e c'è chi perde, ma tutti, nessuno escluso, ne escono malconci.    
     
 

·   Regola numero 1
Quando discuti non contraddire nessuno. Se lo fai, ti crei un nemico. Tutti siamo affezionati alle nostre idee, sono parte di noi: chi critica loro è come se ci attaccasse personalmente. E la critica è come un boomerang: torna sempre indietro. Se dici a qualcuno: "Non mi piace come ti sei comportato con me", ti risponderà secco: "sei tu che mi hai trattato male".

·   Regola numero 2
A questo punto immagino la tua obiezione: allora devo dare ragione sempre a tutti, anche se non sono d'accordo ? Ovviamente la risposta è no. Anzi, difendi le tue opinioni. Ma fallo nell'unico modo che le rende accettabili dagli altri.: cioè trasforma le tue opinioni in loro opinioni. Se è vero che ogni essere umano è affezionato alle sue idee, come puoi far accettare all'altro le tue ? Devi far si che l'altro colga qualcosa di suo nelle tue proposte, e che quindi vi si affezioni.

·   Regola numero 3
Non voler mai vincere una discussione al cento per cento. Accontentati di far accettare i punti fondamentali del discorso; quelli a cui tieni di più, e sii disposto a cedere su quelli secondari. Immagina, insomma, che la discussione sia come un panino farcito: puoi anche rinunciare, se necessario, alle due fette di pane pur di mangiare la farcitura che ci sta in mezzo.

 
         
 

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Quando si tratta di scrivere, che sia una lettera o un rapporto di lavoro, sei bloccato. Se ti riconosci in questo identikit, puoi superare il problema in poche mosse.

 

·   Strappa il foglio
Strappa il foglio che hai davanti. Così non avrai paura di sporcarne  il  candore.  Visto  che si tratta di un 

   
 

  blocco irrazionale, devi dire al tuo inconscio che del foglio non te ne importa niente.

·   Rilassati   
Usa la tecnica della respirazione del fuoco (linka: Diventa più dinamico). Poi prova questa posizione yoga: sdraiati a pancia in su e solleva verticalmente le gambe. Rimani così per due minuti. E' utile per ossigenare il cervello. Puoi farlo anche prima di uscire di casa per andare a sostenere un esame.

·   Fai una scaletta

  Fissa ora, per punti, la scaletta del tuo testo: introduzione, problema, soluzione, conclusione.

·   Raccogli le idee  
Se proprio non sai cosa scrivere, fai una mappa mentale. Consiste nello scrivere, in mezzo al foglio, il cuore dell'argomento e nel far partire da li, come dei raggi, le idee che ne scaturiscono. Se l'idea-madre è, per esempio, il tuo matrimonio, i raggi saranno il quando, il dove (in municipio o in chiesa), il come (con tanti o pochi invitati) e così via. Vedrai che le idee scaturiranno facilmente perché, in questo modo, le lasci libere di emergere in ordine sparso.
 

 
         
 

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più ENERGIA CON IL RESPIRO !

 
 
 

Osserva come respira un neonato: riempie la pancia d'aria, poi la lascia uscire, poi riempie di nuovo la pancia d'aria e così via. Ora guarda la respirazione di un adulto: la pancia si muove meno perché non riempie completamente i polmoni, ma si limita a fare entrare aria nella loro parte alta. Un corpo che respira male, però, è un corpo debole, più predisposto alle malattie. Per darne forza e resistenza al tuo organismo, quindi, prova questa respirazione yoga. E ripetila due volte al giorno.

  • Inspira con il diaframma, cioè riempi d'aria prima la pancia, gonfiandola come un palloncino, poi i polmoni.

  • Trattieni l'aria per un tempo quattro volte più lungo di quello dell'inspirazione. Ed espira per un tempo lungo il doppio di quello dell'inspirazione. Quindi se hai impiegato sei secondi a inspirare e hai trattenuto il fiato per 24, ora espira in 12 secondi.

Fai dieci di queste respirazioni la mattina prima di colazione e dieci la sera prima di cena. Sono utili per ossigenare bene le cellule e stimolare la circolazione sanguigna e quella linfatica. Ti sentirai subito più carico di energia e più "pulito" dentro.

 
     
 

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Quando si parla con qualcuno, bisogna guardarlo negli occhi. Questo te lo avranno detto mille volte. Non commettere, però, l'errore di fissare continuamente chi hai davanti: penserebbe che lo stai minacciando o che lo vuoi corteggiare.
 

   
 

Alcuni studiosi hanno calcolato che, durante una conversazione di lavoro, dovremmo passare il 70 per cento del tempo a guardare l'interlocutore nel triangolo compreso tra gli occhi e la punta del naso.


In un incontro tra amici, invece, questo triangolo può scendere fino alla punta del mento. Ma, principalmente, l'attenzione deve rivolgersi agli occhi dell'interlocutore.
Durante una conversazione, poi, dovresti togliere gli occhiali da sole. Le lenti scure impediscono all'altro di guardarti bene negli occhi, facendoti apparire una persona sfuggente o poco sincera.


Infine, ricorda che è meglio guardare un po’ più l'occhio sinistro che il destro. La ragione è semplice: il sinistro è collegato all'emisfero destro del cervello, dove hanno sede l'emotività e i sentimenti. E' facile capire che, per conquistarti la simpatia di qualcuno, devi far leva proprio sulla sua parte "irrazionale".

 
         
 

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COME INIZIARE UNA CONVERSAZIONE !

 
 
 

Devi iniziare una conversazione con qualcuno che non conosci bene, o non conosci affatto, e non sai come fare? Non sforzarti di essere brillante, o particolarmente intelligente. Invece parla del più e del meno, senza temere di apparire banale. Gli inglesi chiamano questa tecnica small talk, “parlare piccolo”. Perché, spiegano, prima di affrontare i grandi temi bisogna toccare i piccoli; prima di trovare le pepite bisogna setacciare tanta melma.

Pochissimi riescono a lanciare battute fulminanti, che fanno scoppiare a ridere o che lasciano estasiati per il loro acume. Lo stesso Woody Allen, che possiede intelligenza e humour in quantità industriale, ammette che le battute giuste gli vengono in mente solo a party finito. E allora? Allora cogli un qualunque pretesto per parlare di qualcosa che possa interessare l’interlocutore. Potete parlare di tre cose:

1. della situazione in cui vi trovate. Se sei a un ricevimento, puoi osservare che «I paesaggi dei quadri sono davvero belli, Lei cosa ne pensa?» Non è difficile trovare qualcosa di simpatico, o di curioso, di cui chiacchierare;

2. di te stesso. Sai già che è meglio evitare di parlarsi addosso; ma se proprio ci tieni, puoi dire «I paesaggi in questi quadri mi ricordano la Toscana». L’altro sarà invogliato a chiederti se conosci la Toscana, e tu potrai rispondere: «Certo, ho un casolare ristrutturato vicino a Siena».

3. dell’altro. Questo è l’argomento che indubbiamente lo coinvolge di più; ma non basta dirgli «Mi parli di sé». Siamo tutti restii ad aprirci di fronte ad uno sconosciuto; quindi rivolgiamo domande “aperte”, non quelle “chiuse”, a cui si risponde a monosillabi, o poco più. Sono domande che uccidono la conversazione, la soffocano nella culla; e, perdipiù, danno all’interrogato l’impressione di essere sottoposto al quinto grado. Ne parleremo più diffusamente la settimana prossima.

 
     
 

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Al telefono la voce diventa l’unico strumento di comunicazione, ma pochi si comportano di conseguenza. Molti, soprattutto quando si tratta di lavoro, parlano con tono freddo, distaccato. Pensano che al telefono si debbano trasmettere esclusivamente informazioni; invece si trasmettono anche – anzi, soprattutto – sensazioni. Infatti ai fini della comunicazione interpersonale non conta tanto ciò che si dice, quanto come lo si dice. Salutare qualcuno dicendogli «Buona sera» con tono annoiato rovina tutta la conversazione; invece un bel «Buona sera!» squillante e cordiale lo predispone favorevolmente nei nostri confronti.

Al telefono non vediamo direttamente l’interlocutore, ma è come se lo vedessimo attraverso la sua voce. Quindi la prossima volta che tiri su la cornetta cerca di trasmettere la tua amicizia, il tuo piacere di sentire l’altro, il tuo calore umano. Come si fa? Semplice: si finge di avere la persona davanti a sé. Ricorda: non stai parlando con un apparecchio inanimato, ma con una persona. Non vergognarti di gesticolare, di muovere i muscoli facciali, di sorridere, di strabuzzare gli occhi quando la conversazione lo richiede: l’unico modo per animare la conversazione, per infonderci la tua umanità, è quello di dare libero sfogo, con il corpo, alle tue emozioni. Se rimani rigido come un baccalà, l’altro lo avverte, anche se non ti vede.

·         Inizia la conversazione con un «Buon giorno!» o con un «Ciao!» cordiali, allegri, che sprizzino ottimismo e socievolezza. C’è chi parte freddo e carbura strada facendo; ma è sbagliato, perché la prima impressione è la più importante.

·         Termina la conversazione con altrettanto calore. Le ultime parole sono quelle che, più vicine nel tempo, si ricordano meglio e lasciano l’impressione finale. Perciò accomiatarsi con un saluto fiacco, trascinato guasta tutto quello che si è detto prima. Conoscerai persone che al momento di lasciarti biascicano un «Ciao ciao» privo di vita. Oppure, peggio ancora, pronunciano un «Ciao» frettoloso e mettono subito giù la cornetta, come se avessero fretta di mollarti. Non fare come loro: se devi congedare qualcuno velocemente, o devi dirgli di farla corta, sii gentile. Digli «Mi scusi, ma non posso stare molto al telefono perché ho degli impegni urgenti da sbrigare», e poi aspetta un paio di secondi, dopo l’ultimo saluto, prima di mettere giù. Non c’è niente di peggio che trovare qualcuno che tronca brutalmente la conversazione con «La saluto, buonasera». Clic.

Vieni subito al sodo. Chi è dall’altro capo del filo potrebbe avere fretta, soprattutto se gli stai parlando di lavoro. Sii sintetico, punta al dunque anziché girarci intorno a lungo. Con gli amici puoi dilungarti di più, ma anche loro vorranno ricevere informazioni concrete su di te anziché ciance vuote.

 
     
 

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FAI LA DOMANDA GIUSTA !

 
 
 

Se ti chiedo «Ti piace Vasco Rossi?», a meno che tu non sia particolarmente loquace mi risponderai con una delle tre parole: «Sì», «No» o «Abbastanza». Se invece ti chiedo «Perché ti piace Vasco Rossi?», articolerai una risposta compiuta: «Mi piace perché mi riconosco nelle storie delle sue canzoni»; oppure «Mi piace perché è il più grande rocker italiano, e non ha nulla da invidiare agli inglesi»; oppure ancora «Mi piace perché è un personaggio affascinante, trasgressivo, ribelle, ma anche tenero, commovente». Qualunque sia la risposta, avrai abbondante materiale per continuare la conversazione. Potrai chiedergli in quali storie di Vasco si riconosce, o a quali cantanti inglesi somiglia, o perché gli suscita tenerezza. Queste sono tutte domande aperte: domande a cui si risponde con frasi articolate.

Ricapitolando:

 

·   le domande chiuse sono quelle a cui si risponde con poche parole. Iniziano spesso con Chi? (Chi sei?), Sei (Sei italiano?), Fai (Fai ginnastica?), Quando (Quando vai in ferie?), Quale (Qual è la tua squadra di calcio preferita?);

 

·   le domande aperte sono quelle a cui si risponde con molte parole. Iniziano spesso con Perché (Perché ti piacciono i Lunapop?), Come (Come fai i tortellini?), Dimmi, spiegami, raccontami… (Raccontami cos’è successo l’altra sera).

 

Ci sono casi in cui le domande chiuse sono preziose. Se voglio ottenere un’informazione sintetica e precisa, non chiedo «Quali sono i partiti verso i quali nutri una certa simpatia e perché», ma chiedo «Per chi hai votato?» Non chiedo «Verso quale orario ci potremmo incontrare», ma chiedo “Ti va bene se ci incontriamo alle sette?” Una raffica di domande chiuse, però, sfocia in una conversazione noiosa, inframmezzata da silenzi imbarazzati. Come in un interrogatorio di polizia.

 

Altro consiglio: quando poni una domanda, ponila al positivo. Non chiedere «Dottor Bianchi, non vuole venire a pranzo con me?»: così formulata, Bianchi penserà a tutti i motivi per cui non vuole andare con te. Se invece gli dici «Dottor Bianchi, vuole venire a pranzo con me?» le possibilità che accetti saliranno. Secondo gli esperti, anche del 20-25%.

 
     
 

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La mamma aveva doppiamente ragione a dirti di stare diritto: una postura eretta e corretta serve stare meglio fisicamente, ma anche per trasmettere un’immagine di persona forte, decisa.

 

Ecco come assumere una postura “da vincitore”:

 

·   sta’ ben eretto, tirandoti su più che puoi. Questo ti farà anche guadagnare un paio di centimetri, e nell’immaginario collettivo le persone alte sono le più forti. Non devi sforzarti: devi soltanto immaginare che un filo, piantato sulla sommità della testa, ti tiri su. La testa deve stare in alto, come se galleggiasse morbidamente in cima al collo;

 

·   per tirarsi su, molti commettono l’errore di spingere le spalle troppo indietro. Così, chiudendole dietro la schiena, ne riducono l’ampiezza (male, perché le spalle larghe richiamano l’idea di una persona decisa, vittoriosa); e, peggio ancora, spingono il collo in avanti, come quello dei polli. Invece non bisogna contrarre le spalle: devono essere rilassate, e alla loro massima ampiezza. Noterai come l’ampiezza si restringe sia che le spingi indietro, sia che le curvi in avanti: due posture egualmente sbagliate.

 

·   Il baricentro del corpo, situato sotto l’ombelico, deve essere teso in avanti per farci camminare in modo elastico, sciolto e sicuro allo stesso tempo. Molti camminano tenendo il bacino indietro e alzando meccanicamente le ginocchia, come se fossero una parte staccata del corpo. Sbagliato! Lo slancio che ci fa muovere deve venire dal bacino, e da lì si propaga alle ginocchia.

 

Per aiutarci a camminare correttamente, immaginiamo che una grossa mano da dietro si appoggi sul nostro sedere e ce lo spinga in avanti. Adottare questa postura ti serve anche per non avere più mal di schiena, e per respirare meglio.

 

Quando ti siedi, scegli una sedia nella quale tu possa comunicare bene con il linguaggio del corpo; quindi non una sedia scomoda, e tanto meno una nella quale sprofondi. I braccioli sono comodi, ma possono ostacolarti i movimenti delle braccia, che accompagneranno il tuo discorso.

 

Evita, poi, di stare seduto se il tuo interlocutore è in piedi. Se lui risulterà più alto di te, partirai in svantaggio. Per questo è bene non restare seduti quando l’altro è in piedi accanto a noi: ti guarderebbe, letteralmente, “dall’alto in basso”.

 
     
 

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LA FORMULA DEL SUCCESSO

 
 
 

Esiste una formula del successo? La domanda è meno ingenua di quanto non sembri; perché ci sono davvero delle tecniche che aiutano ad ottenere ciò che si vuole. Certo, richiedono impegno: non esiste una ricetta magica che in un batter d’occhio ci scodelli il risultato desiderato davanti ai piedi; però esistono strategie che, se seguite scrupolosamente, portano buoni frutti. La migliore mi sembra questa, che ho chiamato “la formula Vita”: perché le iniziali dei 4 passi della tecnica formano la parola “vita”, e perché serve davvero a vivere una vita più soddisfacente.

   
         
 

Eccola:

 

1.     Visione – Per raggiungere il successo devi innanzitutto avere una visione chiara, precisa di ciò che vuoi. Non puoi accontentarti di pensare “Voglio conquistare una posizione importante”; devi invece capire che tipo di posizione desideri, ad esempio quella di amministratore delegato. Più la visione è definita, più sarà facile conseguirla; come diceva Oscar Wilde, “non si ha successo con le idee confuse”.

 

2.     Importante – Oltre che chiaro, dai contorni netti, l’obiettivo dev’essere importante, importantissimo da raggiungere. Il suo conseguimento deve starti a cuore; dev’essere qualcosa per cui sei disposto a saltare i pasti, e se è necessario anche le notti di sonno. Insomma, ti deve motivare a mille. Aveva ragione André Gide: “L’entusiasmo è il carburante che ci fa andare avanti”.

 

3.     Tattica – Non basta sapere cosa vogliamo ed essere motivati a raggiungerlo; dobbiamo conoscere la strada che porta all’obiettivo. Dobbiamo, cioè, elaborare una tattica precisa.

 

4.     Adattabile – La tattica si deve adattare alla situazione. È sbagliato pensare che ci sia una sola strada da seguire per diventare amministratore delegato: se quella strada presenta intoppi, cosa fai, rinunci? Devi invece saperti adattare ed essere flessibile.

 

Per capire meglio cosa significa avere una visione importante, e conseguirla attraverso una tattica adattabile, ecco la storia di un immigrato italo-americano:

 

1.     Visione – Questo immigrato aveva una visione chiara: voleva diventare il protagonista del film di cui aveva scritto la sceneggiatura.

 

2.     Importante – Farcela voleva dire tutto per lui; era la sua ragione di vita.

 

3.     Tattica – La sua tattica era: spedire la sceneggiatura ai produttori di Hollywood, ottenere un appuntamento dopo che l’avevano letta, spiegare il progetto nei dettagli e ottenere finalmente il loro consenso.

 

4.     Adattabile – Decine di produttori gli sbatterono la porta in faccia. Molti gli fecero capire che la storia non interessava, e tutti gli dissero che non avrebbero mai accettato lui come protagonista. Ma l’immigrato non si arrese: ritoccò qualche punto della sceneggiatura, adattandola alle esigenze dei produttori, e andò avanti a bussare. Finché non trovò chi lo rese una star. Perché l’immigrato era Sylvester Stallone, e il film Rocky.

 
         
 

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Il mondo del lavoro è molto meno razionale di quanto non sembri. Alcuni selezionano i dipendenti in base al segno astrologico: se sei Scorpione ti assumo, se sei Leone no. Altri lo fanno a seconda della loro fisiognomica, la scienza che mette il carattere in correlazione con i tratti somatici: fotografano il candidato di fronte e di profilo, a mo’ di arrestato, “per avere una foto da archiviare”; in realtà usano l’immagine del volto per calcolare la  distanza tra gli

   
  occhi,  o  la  curvatura  del  mento,  e  giungere ad  una      
 

conclusione psicologica: ha le labbra strette, quindi sa tenere i segreti; ha la fronte bassa, significa che non riesce a concentrarsi. E tutti, ma proprio tutti, basano gran parte del giudizio sulla prima impressione: cioè sulla sensazione epidermica, immediata, che suscitiamo in loro.

I primi 90 secondi di un colloquio sono quelli che ne determinano l’esito. Perché è in questo breve spazio che l’altro elabora un giudizio sul nostro conto. Sarà affrettato, superficiale, sbrigativo; ma è quello che segnerà il nostro rapporto con lui.

 

Non c’è da meravigliarsi: infatti il nostro impatto comunicativo è determinato per il 55% dal linguaggio non verbale, cioè del corpo; per il 38% dal linguaggio paraverbale, cioè dal modo in cui pronuncio le parole; e solo per il 7% dal linguaggio verbale, cioè dalle parole che utilizzo.

 

Esempio: se dico al mio principale “Sono felice di lavorare con lei”, ma lo dico con un tono tale che sottende tutt’altro – seccato, o sarcastico, o annoiato – naturalmente lui non ci crederà. E se, perdipiù, glielo dico con lo sguardo basso e corrucciato, la bocca piegata ingiù in un’espressione di disgusto, le braccia conserte e i pugni stretti, lui non potrà che sentirsi preso in giro. E avrà ragione, perché non sono stato congruente: cioè non ho lanciato lo stesso messaggio con le parole e con il corpo. Ho badato al contenuto, trascurando la forma: ma abbiamo visto che quanto dico è meno importante di come lo dico.

 

Per fare buona impressione è dunque indispensabile adottare gesti di apertura, che denotano disponibilità verso l’altro. Ricorda: le posizioni di chiusura corporea denotano chiusura psicologica o timore, mentre quelle di apertura corporea indicano apertura psicologica, cordialità, sicurezza. Insomma, chi ti accoglie con braccia e gambe incrociate non è ben disposto nei tuoi confronti come chi ti accoglie a braccia aperte (in senso sia fisico che metaforico). Va però tenuto presente che tutti i gesti vanno valutati nel loro contesto. Forse il principale che ti ha accolto a braccia conserte non intendeva manifestare ostilità nei tuoi confronti, batteva i denti dal freddo e stava cercando di riscaldarsi.

 
         
 

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IL NOSTRO CARATTERE
NELLA STRETTA DI MANO !

 
 
 

Qual è la prima cosa che facciamo quando incontriamo una persona nuova? Sorridiamo, pronunciamo il nostro nome e tendiamo la mano per stringere quella dell’altro. Questo è uno dei pochi momenti in cui avviene un contatto fisico, palmo contro palmo: e la pelle trasmette moltissimi segnali che indicano disponibilità, ritrosia, cordialità o aggressività. Segnali di cui non ci rendiamo conto razionalmente, ma che percepiamo – è proprio il caso di dirlo – a fior di pelle.

   
         
 

Stringersi la mano significa voler fare amicizia, collaborare. Ma non tutte le strette di mano trasmettono lo stesso messaggio.

 

·   La stretta dev’essere sufficientemente energica da far trasparire il nostro piacere nell’incontro. Le strette fiacche lasciano una sensazione di disinteresse, oppure di timidezza o di scarsa grinta;

·   la stretta deve durare dai 3 ai 5 secondi. Se è più breve denota un frettoloso disinteresse, se è più lunga può dare la sensazione di essere esageratamente cordiale e quindi un po’ falsa.

 

Esistono poi 3 diverse strette, a seconda dell’inclinazione della mano: la stretta dominante (con il palmo all’ingiù), la stretta sottomessa (con il palmo all’insù) e la stretta collaborativa (con il palmo di taglio).

 

1. La stretta dominante. La usano persone importanti, o che si considerano tali; oppure persone arroganti, che tendono ad imporsi. Ma può anche essere usata da chi assume un atteggiamento paternalistico, di protezione. Insomma, è la stretta di chi si sente un gradino sopra il suo interlocutore e imita, nel suo piccolo, il gesto del Papa, che benedice i fedeli tenendo la mano aperta e il palmo rivolto verso il basso. Ma mentre il Papa ci vuole proteggere, la maggior parte di coloro che ci stringono la mano in modo autoritario vuole soltanto dominarci, e inizia a intimidirci proprio con la stretta di mano.

Possiamo reagire in due modi: o ruotando la mano, in modo da essere noi ad avere la stretta dominante o quella collaborativa; oppure, per evitare un imbarazzante braccio di ferro possiamo posare il palmo dell’altra mano ̵