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Le
carte
dei
Tarocchi
sono
visibilmente
delle
icone,
cioè
delle
immagini
– della
stessa
natura
delle
immagini
sacre e
degli
idoli.
Partecipano
dunque
del
mondo
psichico
e
immaginale
e
rimandano
in
questo
alle due
culture
che si
sono
contrapposte
nei
secoli –
quella
della
religione
monoteista
e quella
della
magia
naturale
– tutte
e due
grandi
produttrici
di
icone,
dalle
icone
dei
santi a
quelle
dei
segni
zodiacali.
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Nei
Tarocchi
queste
immagini
sono
chiamate
Arcani.
“Arcano”
è ciò
che è
riposto
nell’“Arca”,
in greco
“custodia”.
Sono
dunque
immagini
da
custodire,
da
trattare
con
cura, da
salvare
dal
diluvio
e
tramandare
ai
posteri. |
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Perché?
Cosa vi
è stato
riposto
con
cura?
Quali
messaggi
rivelano?
Da quali
mondi
provengono?
Chi è
che ha
“inventato”
i
Tarocchi?
Dal
Settecento
ai
giorni
nostri
queste
domande
hanno
stimolato
una
varietà
di
studiosi,
storici,
esoteristi
a
produrre
un’abbondanza
di
ipotesi. |
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Ma i
Tarocchi
sono
anche
ostentatamente
delle
carte da
gioco
– lo
stesso
nome “Tarot”,
“tarocco”,
“tarock”,
è stato
dato in
Francia
Italia e
Germania
fino a
molto
recentemente
ad un
vero e
proprio
gioco di
carte
giocato
alle
fiere
paesane. |
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I
Tarocchi
sono
dunque
la
sintesi
ardita
di due
mondi –
il mondo
della
religione-magia
da un
lato e
quello
del
ludico,
del
gioco,
dall’altro
– come
si vede
semplicemente
osservando
la
struttura
del
mazzo:
ventidue
“Arcani
Maggiori”
dalle
immagini
intense
e dai
nomi
altisonanti
(Il
Matto,
Il Mago,
La
Morte…)
più
cinquantasei
“Arcani
Minori”
che
ricalcano
le
tradizionali
carte da
gioco
(l’Asso
di
Bastoni,
il Due
di
Spade,
il Tre
di
Coppe…).
Di certo
i
Tarocchi
fanno la
loro
comparsa
in
Europa
durante
il XV°
secolo e
c’è chi
dice che
provengano
dall’India
o dalla
Cina,
chi
dalla
Spagna
dove
sarebbero
stati
introdotti
durante
l’occupazione
araba;
c’è chi
li dice
diffusi
dagli
zingari,
chi
importati
dai
Crociati;
chi
parla di
una loro
ricostruzione
intorno
al XIII°
secolo
ad opera
di
cabalisti
spagnoli.
Ma
aldilà
del
problema
della
loro
origine
storica
ciò che
più
importa
è la
loro
corrispondenza
coi
simboli
delle
cosmogonie
e
mitologie
più
antiche
di tutti
i
popoli,
il loro
affondare
le
radici
nelle
profondità
senza
tempo
dell’inconscio
collettivo. |
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Nella
sua
forma
attuale
codificata
dai
“Tarocchi
di
Marsiglia”,
un mazzo
di
Tarocchi
è
composto
di
settantotto
carte –
l’apparente
unione
di due
mazzi.
Il primo
e’
identico
nella
struttura
al mazzo
da gioco
della
tradizione
italiana,
quello
della
Scopa
per
intenderci,
composto
di
quaranta
carte:
dall’Asso
al Dieci
per
quattro
semi
(Spade,
Bastoni,
Coppe e
Denari)
e di
sedici
“figure”
(Paggio,
Cavaliere,
Regina e
Re per
ciascuno
dei
quattro
semi).
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L’insieme
di
queste
carte si
denomina
“Arcani
Minori”.
A queste
cinquantasei
carte si
aggiunge
il mazzo
dei
ventidue
“Arcani
Maggiori”
(dallo 0
del
Matto al
XXI° del
Mondo
passando
attraverso
il Mago,
gli
Amanti,
la
Morte,
il
Diavolo
e via
dicendo).
Nei
mazzi
fino a
tutto
l’Ottocento
solo gli
Arcani
Maggiori
ricevono
una vera
e
propria
espressione
“figurativa”
secondo
un’iconografia
abbastanza
precisa
nei suoi
canoni.
Gli
Arcani
Minori
ripetono
sostanzialmente
la
figurazione
delle
normali
carte da
gioco. |
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È proprio per via di questa natura ludica, di gioco, che i Tarocchi vengono subito condannati dalla Chiesa come un vizio – il vizio del gioco! Per non dire poi che i sistemi simbolici, quello dei Tarocchi come quello dello Zodiaco, sembrano riproporre un pantheon di Dei e questo non piace al monoteismo dominante.
Nei “Sermones de Ludo cum Aliis” del 1480, uno dei primissimi testi che documenta con figure l’esistenza in Italia del gioco dei Tarocchi, l’autore, un anonimo predicatore domenicano, li definisce “opus diaboli”.
E malgrado ci fosse chi, quasi un secolo più tardi, 1570 un anonimo autore di un “Discorso perché fosse trovato il gioco del tarocco” attribuisse al Tarocco intenti opposti – avvicinarsi a Dio meditando sulle miserie della vita – quel primo marchio di infamia ha continuato in qualche modo a prevalere. |
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La diffusione dei Tarocchi è caratterizzata perciò,
successivamente, da una sorta di schizofrenia: da una parte una
vasta cartomanzia al femminile, zingaresca e popolare, che attinge
alla tradizione delle streghe e che viene osteggiata dalla cultura
istituzionale come ciarlataneria e magia, dall’altra uno studio ed
una valorizzazione degli arcani dei Tarocchi in ambiti di cultura
raffinata e di ristretti gruppi esoterici prevalentemente maschili.
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Nel 1781 l’archeologo francese Antoine Curt de
Gobelin sostiene l’ipotesi che gli Arcani dei Tarocchi non sarebbero
altro che le pagine del leggendario libro di Thot, il dio egizio
della magia. Nel 1856 Eliphas Levi nel suo “Dogme et rituel de la
Magie” critica questa tesi e le oppone quella dell’origine
cabalistica dei Tarocchi. Con Levi prende piede l’attribuzione degli
Arcani Maggiori ai “sentieri” che collegano tra di loro i vari
centri dell’Albero della Vita cabalistico, i “sefiroth”.
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Nel corso dell’800 e della prima metà del 900 l’uso iniziatico e
magico dei Tarocchi si diffonde nei gruppi occultisti, soprattutto
fra quelli di ispirazione massonica e rosacrociana. Ai nomi di due
esponenti dell’inglese “Hermetic order of the Golden Dawn”, di
derivazione rosacrociana, Arthur E. Waite e Aleister Crowley, sono
legati due dei più bei mazzi di Tarocchi esistenti – il
mazzo di Waite, appunto, e il
mazzo di Crowley – profondamente innovativi rispetto ai
tradizionali “Tarocchi Marsigliesi” e loro derivati, sia per grafica
che per ricchezza simbolica. |
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In
questi
mazzi
non sono
solo gli
Arcani
Maggiori
a venire
illustrati.
Anche
gli
Arcani
Minori
diventano
oggetto
di una
reinvenzione
grafica
e
simbolica
che li
libera
dall’astrattezza
dell’icona
tradizionale
(più
adatta
ad una
significazione
fissa e
rigida)
e li
soffonde
di una
vitalità
ed
un’apparente
‘concretezza’
che
stimola
la
fantasia
e libera
l’immaginazione.
Il mazzo
di Waite
e quello
di
Crowley
sono
oggi tra
i mazzi
più
diffusi
nel
mondo
occidentale.
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carte
dei
Tarocchi
di Waite |
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Arthur E. Waite |
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Ironicamente
i nomi
delle
due
donne
che
hanno
dipinto
le carte
– le
artiste
che
hanno
saputo
render
vive
le carte
dei
Tarocchi
alla
sensibilità
psichica
ed
estetica
del
Novecento
ed oltre
– sono
raramente
ricordati:
Pamela
Coleman
Smith,
che
dipinse
il mazzo
di Waite
coi
colori
della
pittura
“pre-elisabettiana”
a
partire
dalla
propria
esperienza
di
scenografa
e quindi
pone il
corpo e
le sue
posture
al
centro
del
messaggio,
e Frieda
Harris,
la
poliedrica
artista-esoterista
che
lavorò
per
trent’anni
al mazzo
“di
Crowley”
producendo
un’opera
che
sintetizza
la
tradizione
esoterica
occidentale
e
l’avanguardia
estetica
del
Novecento
dagli
impressionisti,
ai
cubisti,
agli
espressionisti. |
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Aleister Crowley |
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|
carte
dei
Tarocchi
di
Crowley |
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Contemporaneamente,
sempre
nella
prima
metà del
‘900 la
“Psicologia
del
profondo”
di un
ricercatore
appassionato
e
spregiudicato
come C.
G. Jung
ha
consentito
che i
simboli
dei
Tarocchi
e dello
Zodiaco
diventassero
oggetto
di
studio
in
ambito
psicanalitico,
come
appunto
“archetipi”
dell’Inconscio
Collettivo
da
riconoscere
nella
psicopatologia
e
psicosomatica
tanto
quanto
nei
sogni,
nelle
mitologie,
nelle
fiabe.
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Sorgono
così –
nella
seconda
metà del
Novecento
- un
Tarocco
e
un’Astrologia
“junghiani”
diffusi
soprattutto
negli
Stati
Uniti e
in
Inghilterra.
Attraverso
questi
canali
psicoanalitici
e
“laici”,
i due
sistemi
simbolici
diventano,
a
partire
dagli
anni
Settanta,
oggetto
di
ricerca
e
strumento
terapeutico
da parte
di
gruppi
sempre
più ampi
di
ricercatori
e
terapisti
di
impostazione
psicosomatica
e
olistica. |
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Si
assiste
così
alla
nascita
di una
nuova
sperimentazione
e una
nuova
pratica
dei
Tarocchi
sia a
livello
individuale
che di
gruppo.
Mentre a
Poona
Prembodhi
M.
Montano
introduce
l’uso
del
mazzo di
Waite
nei
gruppi
di
psicoterapia
e nel
lavoro
sui
sogni
(il
primo
“Intuitive
Tarot
Group” è
del
1978), a
Parigi
Jodorowski
li pone
alla
base del
proprio
terapeutico
poetico
e
teatrale.
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Questo
tipo di
impostazione
ha
consentito
di
spostare
l’attenzione
dal
significato
del
simbolo
alla sua
azione
su di
noi
– a come
l’archetipo
“suggestiona”
(su-gestiona)
la
psiche
di
ognuno
di noi.
Da ciò
la
necessità
di uno
sguardo
interiore,
intuitivo,
capace
di
cogliere
la
multidimensionalità
del
simbolo
ed il
suo
effetto
sulla
nostra
immaginazione
creativa
e di una
mente
capace
di farsi
“suggestionare”
dal
simbolo,
piuttosto
che di
un’interpretazione
del
simbolo
basata
su
significati
fissi e
prestabiliti. |
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Il primo libro che si occupa in questo modo dei Tarocchi si intitola appunto
“Il Tarocco intuitivo” di Prembodhi e Rajendra (Re Nudo,1979) ed è basato sul mazzo di Waite al quale introduce per la prima volta i lettori italiani fino a quel momento assai più familiari con le carte Marsigliesi.
In questo approccio il Tarocco si presta ad una lettura dell’anima, della psiche come si manifesta nel qui-e-ora dell’interazione e comunicazione creativa tra individui e gruppi e non dai “significati” fissi delle carte; un approccio che non si chiede che-cosa-vuol-dire una carta ma che cosa-ci-riesco-a vedere, cosa ci proietto consapevolmente, come posso viverla, esprimerla e integrarla.
Sulla base di questo modo di avvicinare il Tarocco parte dagli anni Ottanta una vasta sperimentazione a livello terapeutico, divinatorio ed artistico documentata da un’accelerata pubblicazione di libri (soprattutto in Europa) e di nuovi mazzi (soprattutto negli Stati Uniti). Nel 1981 apre a Berlino la prima “Scuola di Tarocco Intuitivo” dello psicoterapeuta Hartmut Müller. |
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Nel 1985 escono in Germania i due bestseller del Tarocco Intuitivo: Tarot – Spiegel des Lebens (Tarocchi – Specchio della vita) di Prembodhi M. Montano e Tarot – Spiegel des Seele (Tarocchi – Specchio dell’anima) di Gerd Ziegler, rispettivamente basati sul mazzo di Waite e su quello di Crowley e destinati a venir tradotti in cinque lingue. Nel 1987 Eric Bauer pubblica Tarot - Quelle deiner Intuition (Tarocchi – Fonte della tua intuizione). Contemporaneamente appaiono una serie di nuovi mazzi con poche eccezioni ispirati alle nuove figurazioni del mazzo di Waite, ciascuno proponente una sua grafica ed un suo gusto particolare: i Tarocchi di Morgan-Greer e il Tarot of Love sono tra i più interessanti.
Ma è forse in Italia e nel mondo italofono che il Tarocco ha più profondamente infiltrato il mondo della psicoterapia e dei gruppi di crescita personale. Notiamo tra gli altri il “lavoro sul campo” di Giovambattista Camia, psicoterapeuta di Gestalt a Roma, di Dario Distefano, terapeuta di psicodramma moreniano a Ragusa, di Ferdinando Alaimo erborista, tarocchista e creatore della Erboristeria Archetipica a Pistoia.
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